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lunedì 23 dicembre 2013

Resistenza umana nelle paludi di rassegnazione, la traccia e il ricordo di Horst Fantazzini

<< Io ho un carattere socievole e mi piace ridere e scher­zare. Odio la volgarità, la prepotenza e l’ipocrisia. Dopo tanti anni di galera, ho acquisito la tendenza a rinchiudermi in me stesso per coltivare i miei sogni, i miei progetti, le mie speranze. Insomma, sono diventato un po’ "orso", ma appena ho a che fare con persone vive e leali, mi apro completamente. Non è facile sopravvivere in queste paludi d’opportunismo e rassegna­zione riuscendo a salvaguardare la propria personalità. Ci si riesce a condizione d’ergere steccati immaginari tra se e gli altri, tra se e l’ambiente. Io credo d'essere riuscito a mantenermi integro e ci sono riuscito perché ho avuto la fortuna di vivere rap­porti intensissimi con compagni e compagne che, da fuori, non mi hanno mai fatto mancare la loro amicizia, il loro affetto, il loro amore. Ci sono riuscito perché da prigioniero sono sempre sta­to capace di difendere alcuni spazi inviolabili quali la dignità, l’orgoglio e il rispetto di me stesso. La difesa quasi trentennale della mia integrità è stata la lotta più dura. Il resto, i fatti di cronaca, le lotte, le evasioni, sono episodi importanti ma non determinanti. >> Horst Fantazzini


mercoledì 20 marzo 2013

Il Cattivo Festival racconta le "prigioni". Al Teatrofficina refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione. 21 marzo Lo statuto dei gabbiani di Horst Fantazzini


Il Cattivo Festival racconta le "prigioni" Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione. Il Tirreno 20 marzo 2013. A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è "prigioniero". Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili "liberazioni" ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena "Cattivo Festival", la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all'una). In esposizione permanente - come comunicano gli organizzatori - le testimonianze fotografiche del progetto teatrale 'Muri", realizzato all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata "suoni ribelli", un'ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività - scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio - investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell'educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando "White bear": secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker "Black Mirror" e "Hunger". Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell'Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell'Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, "Pralina" Diamante, curatrice dell'opera "Lo statuto dei gabbiani": da "Ormai è fatta!" alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L'opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della "primula rossa", rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l'uguaglianza sociale. La sera andrà in scena "Io non sono lei", performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia "Gli Omini": una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall'incontro reale dell'attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall'esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa "Sensibili alle foglie", sarà presentata venerdì alle 18 la proposta "Liberi dall'ergastolo", un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell'isola di Santo Stefano, nel quadro dell'iniziativa "Porta un fiore per l'abolizione dell'ergastolo". Il pomeriggio prosegue con "Le ali dipinte", un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di "Sensibili alle foglie": una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del "Cattivo Festival" presenta "Follia morale", spettacolo ispirato al libro "Corrispondenza negata", epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l'occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale "Muri", nato nel 2011 con l'intento di sviluppare la teatralità umana in un'istituzione come l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.
Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all'interno dell'istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti "intellettuali che attingono dalla strada", rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un'ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk - blues labronica degli "Stato Brado", che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

sabato 2 marzo 2013

strani ma normali passaggi dal sito www.horstfantazzini.net


La memoria di Horst Fantazzini non dovrebbe fare più paura. Dimenticata dalla maggior parte dei giornalisti, i quali sono troppo impegnati a fare copia incolla in giornali fotocopia… relegata in spazi marginali anche per “merito” di molti compagni che anziché favorirsi a livello locale si fanno competizioni stupide e a volte sovrappongono le date delle iniziative senza battere ciglio…  circondata dal silenzio e dall’oblio dopo il momento di notorietà, post uscita del film “Ormai è fatta!” di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, film tecnicamente valido e diciamo pure, bello, per certi versi intenso, che ha molti meriti specialmente quello di avere favorito la sua quasi liberazione dopo una detenzione che durava dall’inizio degli anni 60 ma che comunque era già stato reso “innocuo” da una decontestualizzazione spinta del personaggio (a mio parere Horst in quel film pare un alieno, un matto fuori dal tempo spinto dall’unico desiderio di uscire ma proprio incomprensibile e senza motivazioni politiche legate all’attualità delle lotte e dello scenario internazionale negli anni 70 percarità, infine un simpatico pasticcione iper emotivo che cerca di catturare le simpatie del pubblico)… insomma, ripeto, la memoria di Horst non dovrebbe far più paura, gestita com’è stata gestita proprio da giornalisti che volta per volta lo condannavano, poi lo riabilitavano, poi ne inneggiavano la liberazione mettendo in luce l’umanità sfolgorante ma negli aspetti superficiali e patinati da cronaca rosa, poi lo dipingevano come un coglione che si è messo nei guai volontariamente, come titolava il Resto del Carlino all’indomani dell’ultimo arresto avvenuto il 19 dicembre 2001 “il gentleman ci ricasca”… ma insomma, si sa, i giornalisti così pulitini e perbene sono ragazzi intelligenti e qualche volta persino simpatici, ma nella loro vita hanno qualche privilegio (diciamo tanti privilegi) rispetto a tanti che devono solo mangiare della polvere, quindi mancano di esperienza di vita, voglio dire mica hanno vissuto per strada o in situazioni estreme come il carcere dove si capisce immediatamente dove stare, e poi, come diceva Horst hanno spesso semplicemente paura di affermare le cose come stanno perché se no, nessun direttore gli pubblicherebbe un solo articolo!… una memoria così, dopo il flop del film nelle sale (mentre su Sky e in RAI è stato abbastanza seguito, così come nei circuiti alternativi e in rete) e il suo arresto, e soprattutto della sua morte, a chi vuoi che interessi, e poi, sono passati tanti anni, quanti… undici no?
E’ quindi sorprendente ma in fondo normale trovare la scia di tanti passaggi nel nostro sito http://www.horstfantazzini.net da parte delle forze dell’ordine o del ministero dell’interno. Mi chiedo, ma che cosa stanno cercando o che cosa credono di trovare, visto che ormai la storia di Horst è stata sedimentata in armadi di documenti, scartafacci, dimenticati nelle questure e negli archivi. Sono passati undici anni dalla sua morte, e di lui è stato già detto tutto e il contrario di tutto, sono stati seguiti i suoi spostamenti, analizzate le sue frequentazioni, ascoltati i suoi dialoghi, dato che la nostra casa di Bologna era piena di cimici, secondo “La Gazzetta di Modena” che ne parlò nel 2005 (e quindi sapevano tutto di noi). Riguardo a me, credo di condurre una vita limpida, sono come un libro aperto.
Voglio dire due parole su questo sito. Non c’è nulla di nascosto o di nascondibile, nulla che sia stato taciuto oppure omesso, tranne le storie che riguardano altre persone che non volevano apparire o essere ricordate. E’ stato fatto con il massimo rispetto e purtroppo è incompleto, perché si tratta di frammenti. Va da sé che ciò che non si trova, è proprio perché non è stato trovato. Infatti è un progetto in itinere. E’ nato proprio perché Horst Fantazzini non venisse dimenticato, abbiamo raccolto gli articoli che lo riguardavano, “Ormai è fatta!” il libro e la settimana rossa il capitolo sull’Asinara, qualche immagine, alcuni ricordi, le sue poesie e i suoi scritti, almeno quelli che restavano dopo tante distruzioni, sequestri, appropriazioni e abbandoni, sì perché dovete sapere che nella sua sciagurata esistenza Horst ne ha subiti di furti, furti di scritti, di foto, di libri, di oggetti affettivi, va da sé che lo sciacallaggio post mortem a opera di qualche borderline era quasi una condizione fisiologica. Nessuno si è curato del nostro dolore, delle nostre difficoltà materiali, e del fatto che una persona dopo avere subito quasi 40 anni di carcere (più o meno, 36 o 37), con un fine pena segnato al febbraio 2017, dopo essere stata trascinata da una parte all’altra della Penisola come un pacco postale in maniera illegale, desaparecido per mesi, pestato, torturato, vessato, ricattato sui sentimenti, ridotto in coma per ben due volte in carcere, e infine ucciso per plotone d’esecuzione ma con morte dolce e in “ritardo” di quasi trent’anni (per carità, italiani brava gente). Un “uomo cancellato” così, come un cristo in croce, sbranato, ridotto in polvere, abbandonato persino dai figli nell’urna cineraria del cimitero della Certosa di Bologna, può fare ancora paura? può essere attenzionato? può essere persino nominato a vanvera, accostato superficialmente alle Brigate Rosse (alle quali non ha mai aderito), eletto leader di qualche ipotetica e inesistente formazione armata quando è già fantasma, essere oggetto di citazioni ministeriali post mortem nel vano tentativo di rispolverare una lotta armata che non esiste più, ma che a tanti piacerebbe soltanto per la repressione che potrebbe scatenare? sì, tutto si può, del resto questo nostro disgraziato Paese in eterna lotta per placare i movimenti intestinali: “Franza o Spagna purché si magna” che è stato messo in ginocchio dall’egoismo di tanti, è un paese senza memoria, che ragiona soltanto con la pancia, e se da una parte dimentica con una facilità estrema, dall’altra ha paura di ricordare e teme come la peste persone, esseri umani, come Horst e come altri che pur nelle loro contraddizioni hanno tentato di essere liberi, di essere immediatamente liberi, liberi per sé stessi e per gli altri nel sogno di una giustizia sociale, senza attendere i teorici di una rivoluzione futura, senza seguire le farneticazioni di un leader, e soprattutto senza rinunciare alla propria UMANITA’ e alla propria TENEREZZA, tratti questi sì rivoluzionari inuna società che pratica normalmente la prevaricazione e la violenza sui più deboli e per la quale il reato più grande è quello del libero pensiero.




sabato 19 gennaio 2013

26 gennaio - I gabbiani volano su Carrara

sabato 26 gennaio: Lo Statuto dei Gabbiani

art.1) I gabbiani sono nati per volare liberi.
E’ l’amore e la gioia di vivere che determina il loro essere sovversivi.

art.5) Con questo articolo si annullano i precedenti quattro ed eventuali futuri articoli, perchè i gabbiani non riconoscono statuti, nè leggi, nè regolamenti, nè forme programmate d’esistenza, all’infuori del loro piacere di volare liberi.Tutto il precostituito e il programmato non fa che limitare e umiliare la vita. 


horst


La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta.
Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003).

sala convegni della biblioteca civica di carrara – piazza Gramsci

ore 17:00 a seguire aperitivo


martedì 11 dicembre 2012

Solo due parole, o qualcosa di più, sui funerali di Horst e sulle vere cause della sua morte

Ho trovato questo messaggio molto interessante (e capirete perché) in una mailing list sui funerali di Horst:

From: "valerio" <sirwalter@...> Subject: Funerali per Horst Fantazzini
Comunichiamo a tutte le compagne e a tutti i compagni interessati che le esequie per Horst, in forma laica e con bandiere anarchiche, si dovrebbero svolgere sabato 29 dicembre 2001 alle ore 15, presso il cimitero della Certosa di Bologna. Questa data e questa ora sono, al momento, indicativi. Avremo la conferma domani pomeriggio. Per conferma invieremo una ulteriore mail domani sera. Oggi si é svolta l'autopsia che ha accertato la morte di Horst a causa di un aneurisma. Horst sarà cremato. La data della cremazione non é ancorapossibile determinarla a causa delle code per espletare tale evento.In quell'occasione, probabilmente, ci raccoglieremo ancora intorno ad Horst presso la sala del Pantheon nel cimitero della Certosa di Bologna. Per i compagni e le compagne del circolo anarchico "Berneri" di Bologna. Tiziana e Walter.

Mi sembra doveroso e rispettoso a quasi undici anni dalla sua morte, ricordare che il mio compagno Horst Fantazzini morì per un aneurisma, accertato dalla dott. Anna Vercelli che gli praticò l'autopsia richiesta dalla famiglia, onde fugare ogni dubbio che lo avessero ammazzato di botte dopo l'ultimo l'arresto come in un primo tempo si era sospettato. Questo aneurisma addominale, con molte probabilità era il risultato di numerose e complicate ricostruzioni dell'addome in seguito al massacro (plotone d'esecuzione) di Fossano del 23 luglio 1973 che gli lasciò in corpo per decenni varie pallottole, schegge e scheggine di pallottole; negli ultimi tempi Horst lamentava in una intervista con il giornalista Antonio Roccuzzo di avere ancora un paio di questi souvenir da togliere. Horst da quel massacro uscì vivo per miracolo solo grazie al suo fegato posizionato a sinistra (una cosa assolutamente eccezionale) ma con una vera bomba ad orologeria nel suo corpo. Del resto questo messaggio che proviene dalla email di Walter Siri dimostra il fatto che tutte le compagne e i compagni anarchici bolognesi fossero già a conoscenza, ai tempi del funerale, di un aneurisma che negli anni si era lentamente ingrossato arrivando a un diametro insopportabile e che ne causava anche un vistoso dimagrimento (perché Horst non riusciva più a mangiare). Probabilmente l'abitudine di fumare due pacchetti di sigarette al giorno non giocò a suo favore, ma evidentemente l'animo di Horst era provato da tante e tali traversie, per cui era impossibile che non facesse uso di alcool o di sigarette per darsi il coraggio di tornare in carcere la sera. Horst non era affatto cardiopatico, aveva le analisi abbastanza a posto a parte i trigliceridi alti, e aveva persino la pressione bassa. Il suo stomaco però gli faceva male e a volte pulsava come se avesse un cuore dentro. Io e Loris cercammo di convincerlo a ricoverarsi, ma Horst temeva di venire piantonato di nuovo, esperienza che per lui fu traumatizzante e devastante. Nel mese di novembre 2001 una sera a causa della cattiva illuminazione cadde dalle scale di casa nostra e si incrinò due costole, nemmeno in quella occasione volle farsi ricoverare, si limitò a farsi fare i raggi da esterno e forse fornendo false generalità, come un qualsiasi clandestino. Sebbene intuisse la gravità della sua condizione, scelse di non farsi medicalizzare. Tutti sanno che il detenuto in semilibertà non può avere nemmeno un medico della mutua, può averne uno in carcere e si può immaginare con che tempi e con quale prontuario farmaceutico limitato. Stupisce allora la calunnia reiterata proveniente dalle stesse persone, in particolare da Tiziana, che dopo la sepoltura di Horst si è divertita - e lo ha fatto nel corso di un decennio - a raccontare per sue convinzioni personali o antipatie contro di me (magari fomentate da racconti dei figli, che però non corrispondono alla realtà in quanto inquinate dalla gelosia) che siccome  Horst era cardiopatico io ne avrei accellerato la morte prima con le mie continue e insostenibili pretese sessuali (leggasi ninfomania) e inducendolo, anzi quasi costringendolo a utilizzare il Viagra, poi spingendolo a rapinare una banca. La storiella del Viagra somministrato a Horst è ovviamente una bufala, prima di tutto perché non ne aveva assolutamente bisogno, dopo tanti anni di carcere passati senza una donna e quindi con desideri ancora vivi, con tutta la sua gioia di vivere incontenibile e nonostante il suo malessere e i suoi problemi era ancora un uomo lucidissimo, giovanile, attivo e molto sano, abituato a risolvere i suoi problemi in modo pragmatico e a praticare l'autocura con metodi spartani appresi al gabbio dove solo chi è fisicamente sano sopravvive e i deboli soccombono, soprattutto era un uomo molto innamorato, secondo perché io che sono pure femminista e rifiuto ogni farmaco di tipo fallocentrico (come il Viagra), delle multinazionali, delle porcherie chimiche tranne i farmaci salvavita, allora mi curavo con l'omeopatia e per una decina di anni non andai più dal mio medico di base. Insomma io e Horst facevamo ginnastica tutti i giorni, camminavamo moltissimo, non prendevamo nemmeno l'aspirina, figuriamoci il Viagra. Eravamo molto ruspanti, e molto genuini e sul lato fisico parecchio resistenti. Ci abbiamo scherzato su un sacco di volte perché sapevamo di altre persone più giovani di lui che invece ne facevano uso. E nemmeno se lo avessimo utilizzato, ci sarebbe stato da farne un manifesto, sono comunque scelte personali che vanno rispettate da parte di chi si professa libertario. Stupisce che tali stupidaggini a puro scopo diffamatorio di chiaro stampo moralistico volte a screditarmi e a farmi terra bruciata intorno provengano da una compagna che si definisce femminista contro un'altra compagna, alla faccia della solidarietà fra donne! Questo messaggio post mortem però è molto eloquente: mi fa capire che lor signori sapevano benissimo che ciò non era così e che Horst non era cardiopatico perché è morto per un aneurisma, fra l'altro causato anche se indirettamente dal piombo dei proiettili e dalle lesioni chirurgiche. E in ogni caso non sarebbe stato né circuibile né plagiabile perché assolutamente refrattario a farsi rieducare o indurre a compiere atti contro la sua volontà, infatti tutta la sua vita si svolse coerentemente in questa maniera, senza maestrine o educatrici saccenti o pupe del gangster o donne di malaffare (donne, eterni angeli o diavoli tentatori? questa è la dicotomia che rappresentano le femmine nell'immaginario misogino dal retaggio cattolico) pronte a suggerirgli la via del bene o del male. E allora, se non vogliono ricordarlo degnamente, come ogni altro compagno anarchico e libertario di indubbio valore, che almeno rispettino la sua pace e il mio immenso dolore. Avendo alcuni testimoni, avrei potuto trascinare questa vicenda in tribunale per l'immensa sofferenza causatami da questa sorta di persecuzione, ma da libertaria preferisco metterla nero su bianco lasciando al lettore o lettrice la facoltà di capire dove sta la ragione, io non mi sono sottratta a nessun chiarimento, altri hanno parlato solo alle spalle senza provare ciò che dicevano. Una valanga di bugie per scaricare le loro cattive coscienze sul fatto che negli ultimi mesi, quelli della semilibertà, in pochissimi ci avevano davvero aiutato a farlo tornare libero… mentre in tanti lo fecero senza indugi (e non me ne vogliano quelli che hanno avuto intenzioni oneste e ci hanno sostenuti, sto parlando di una tendenza ipocrita come una sorta di marciume in piccoli ambienti che non riguarda l’umanità di coloro che non lo hanno fatto per farsi belli) quando uscì il film di Enzo Monteleone interpretato da Stefano Accorsi e tutti improvvisamente diventavano suoi amici e qualcuna pur di avere un'intervista esclusiva con lui gli faceva credere che lo avrebbero aiutato a trovargli un lavoro (parole parole parole), ma si sa che in Italia è d'uso salire sul carro del vincitore e lasciare a piedi chi è perdente, quando Horst venne arrestato le stesse brave persone dall'adulazione facile mi chiusero il telefono in faccia, queste del Viagra e della mia condotta "avida e vampiresca" e la mia "smania di stare sempre sotto i riflettori" sono state fra le più false e dolorose affermazioni per me che mi sono prodigata fino all'ultimo per rendere la nostra vita la più dignitosa possibile nonostante i nostri problemi materiali, la casa da sistemare, mio figlio ancora bambino che dovevo raggiungere per occuparmi anche di lui facendo la pendolare con treni regionali che partivano sempre dopo le otto di sera perché l'Eurostar non potevo sempre permettermelo. Quel giorno dei suoi funerali Anna Fantazzini, la ex moglie venuta apposta per conoscermi mi abbracciò e mi disse che non dovevo fare caso alle chiacchiere stupide messe in giro contro di me, perché la mia presenza sulle decisioni di lui era ininfluente: a Horst, mi disse, nessuno nemmeno la donna più brava del mondo avrebbe mai potuto cambiarlo o fargli cambiare idea.
E anche se le sue ceneri sono state dimenticate da familiari e compagni, abbandonate alla Certosa e dopo tanti anni si trovano ancora là, io che sulle ceneri - non essendo legalmente sposati non ho alcun diritto, non ne ho mai avuti nemmeno sui mobili e sugli oggetti che ci sono stati rubati nella nostra casa - il suo sorriso così bello lo porto ancora dentro al cuore. 

Patrizia Pralina Diamante


lunedì 10 dicembre 2012

Una bellissima recensione di Mario Setta

Tra un delinquente e un prete

16 10 2012

di Mario Setta


SULMONA.-“Lo statuto dei gabbiani” (ed. Milieu 2012) è il titolo d’un libro che raccoglie gli scritti e racconta la vita del famoso “bandito gentile” Horst Fantazzini, curato dalla compagna Patrizia Diamante con prefazione di Pino Cacucci. In realtà,  neanche il titolo riesce a dare l’immagine dell’idea di libertà incarnata da Fantazzini. Forse, volendo parafrasare Rousseau, che nel “Contratto sociale” esordisce con l’affermazione “L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene”, Horst Fantazzini, paragonandosi al gabbiano,  nega il concetto stesso di statuto, perché i gabbiani “sono nati per volare liberi e per loro non ci sono statuti, né leggi, né regolamenti” In “Ormai è fatta!”, trasposto nell’omonimo film di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, mentre Horst Fantazzini sta raccontando dettagliatamente la sua evasione dal carcere di Fossano, cita Bernanos de “I grandi cimiteri sotto la luna”, la più lucida e tremenda denuncia contro la guerra civile spagnola. “Io credo inevitabile, in un mondo saturo di menzogna, la rivolta degli ultimi uomini liberi”, scriveva allora Bernanos.
E Fantazzini ne riporta una frase lapidaria: “La minaccia peggiore per la libertà non consiste nel lasciarsela strappare – perché chi se l’è lasciata strappare può sempre riconquistarla – ma nel disimparare ad amarla e nel non capirla più”. Ma è lui stesso a sentirsi in colpa per quello che sta facendo: “Sì, c’è dell’egoismo in quanto sto facendo, ma se le circostanze me lo permetteranno, questo potrebbe anche essere il primo passo d’un cammino più lungo”.Quel cammino, allora immaginato, lo conduce da un carcere all’altro, da un’evasione all’altra: 34 anni da gulag. Come nei racconti della Kolyma di Salamov o le lettere dalle Solovki di Florenskij. Una voglia di libertà frustrata, repressa. Una personalità mai domata, quella di Fantazzini,  fino all’ennesimo ed ultimo tentativo di rapina in banca, quel 19 dicembre 2001, in via Mascarella, a Bologna. E, tre giorni dopo, la morte per aneurisma aortico. A 62 anni. “Nessuno muore mai del tutto finché c’è qualcuno che lo ricorda” ha scritto nella prefazione Pino Cacucci. A me, il ricordo di Horst, è impresso nel sangue.E’ lui stesso a raccontarlo nella lettera, scritta dal carcere di Lecce il 4 ottobre 1975: “Carissimo don Mario, ti sorprenderai senz’altro ricevere una lettera da me dopo un così lungo silenzio, ma il fatto è che oggi ho ricevuto una comunicazione giudiziaria per i fatti dell’anno scorso ed ho visto con sorpresa che tu sei imputato con me. […] Carissimo Mario, da allora ho pensato molto spesso a te, credo che non ti dimenticherò mai. Avrei voluto scriverti ma non l’ho fatto perché compresi che il procuratore era convinto che io e te ci conoscessimo da tempo. Gli era incomprensibile che tra un delinquente e un prete potesse crearsi, in momenti drammatici come quelli, una corrente fatta di simpatia, solidarietà, calore umano. Io ho di te un ricordo bellissimo e io, che non sono credente, vorrei che ce ne fossero tanti di preti come te, sacerdoti che, più che per la bellezza dell’aldilà, sono disposti a battersi affinché il contenuto sociale presente nell’insegnamento del Cristo possa realizzarsi nell’esistenza terrena d’ogni creatura umana. Ciao, Mario. Non volermene troppo per le seccature che ti ho causate. T’abbraccio fraternamente, Horst”.
Nell’evasione di Sulmona, giovedì  9 maggio 1974, ero nella casa parrocchiale che dista circa cento metri dal carcere. Parroco in quelle frazioni, ma schierato con altri sacerdoti italiani a favore della legge dello Stato sul divorzio, il cui referendum avrebbe avuto luogo domenica 12 maggio. Ero stato minacciato dal vescovo di “sospensione a divinis”, cosa che avvenne qualche tempo dopo. Stavo battendo  a macchina il programma di terza media per i lavoratori che frequentavano il corso serale di preparazione agli esami. La porta della canonica era sempre aperta. Horst salì le scale, si presentò sull’uscio della stanza dove scrivevo, richiamato dai colpi sulla tastiera. Puntò contro di me la pistola. Restammo per alcuni minuti in silenzio.  Soli. Mi disse: “Ce l’ho fatta anche qui”. Un carcere, dove un’evasione sembrava inconcepibile. Vide un poster di Gramsci, lesse i nomi di Silone, Brecht, Remarque, Levi, don Milani, ecc.  Si sentiva a suo agio. Parlammo da amici. Non da prete a delinquente, ma da fratello a fratello, come nell’incontro tra Jean Valjean e il vescovo Myriel ne “I Miserabili” di Victor Hugo. Capivo che, accanto a me, quasi coetaneo, non c’era un uomo in giubbotto con pistola, ma un profondo innamorato della libertà. Di quella libertà da tutte le catene, che negano e distruggono la dignità della persona umana.

martedì 23 ottobre 2012

Arcore - 4 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Blob

Arcore (Milano)

2 commenti:


Bergamo - 3 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Underground

Bergamo



martedì 16 ottobre 2012

Tra un delinquente e un prete... di Mario Setta

"Tra un delinquente e un prete…"

“Lo statuto dei gabbiani” (ed. Milieu 2012) è il titolo d’un libro che raccoglie gli scritti e racconta 
la vita del famoso “bandito gentile” Horst Fantazzini, curato dalla compagna Patrizia Diamante con prefazione di Pino Cacucci. In realtà, neanche il titolo riesce a dare l’immagine dell’idea di libertà incarnata da Fantazzini. Forse, volendo parafrasare Rousseau, che nel “Contratto sociale” esordisce con l’affermazione “L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene”, Horst Fantazzini, paragonandosi al gabbiano, nega il concetto stesso di statuto, perché i gabbiani “sono nati per volare liberi e per loro non ci sono statuti, né leggi, né regolamenti”. In “Ormai è fatta!”, trasposto nell’omonimo film di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, mentre Horst Fantazzini sta raccontando dettagliatamente la sua evasione dal carcere di Fossano, cita Bernanos de “I grandi cimiteri sotto la luna”, la più lucida e tremenda denuncia contro la guerra civile spagnola. “Io credo inevitabile, in un mondo saturo di menzogna, la rivolta degli ultimi uomini liberi”, scriveva allora Bernanos. E Fantazzini ne riporta una frase lapidaria: “La minaccia peggiore per la libertà non consiste nel lasciarsela strappare – perché chi se l’è lasciata strappare può sempre riconquistarla – ma nel disimparare ad amarla e nel non capirla più”.Ma è lui stesso a sentirsi in colpa per quello che sta facendo: “Sì, c’è dell’egoismo in quanto sto facendo, ma se le circostanze me lo permetteranno, questo potrebbe anche essere il primo passo d’un cammino più lungo”.Quel cammino, allora immaginato, lo conduce da un carcere all’altro, da un’evasione all’altra: 34 anni da gulag. Come nei racconti della Kolyma di Salamov o le lettere dalle Solovki di Florenskij. Una voglia di libertà frustrata, repressa. Una personalità mai domata, quella di Fantazzini, fino all’ennesimo ed ultimo tentativo di rapina in banca, quel 19 dicembre 2001, in via Mascarella, a Bologna. E, tre giorni dopo, la morte per aneurisma aortico. A 62 anni. “Nessuno muore mai del tutto finché c’è qualcuno che lo ricorda” ha scritto nella prefazione Pino Cacucci. A me, il ricordo di Horst, è impresso nel sangue. E’ lui stesso a raccontarlo nella lettera, scritta dal carcere di Lecce il 4 ottobre 1975: “Carissimo don Mario, ti sorprenderai senz’altro ricevere una lettera da me dopo un così lungo silenzio, ma il fatto è che oggi ho ricevuto una comunicazione giudiziaria per i fatti dell’anno scorso ed ho visto con sorpresa che tu sei imputato con me. […] Carissimo Mario, da allora ho pensato molto spesso a te, credo che non ti dimenticherò mai. Avrei voluto scriverti ma non l’ho fatto perché compresi che il procuratore era convinto che io e te ci conoscessimo da tempo. Gli era incomprensibile che tra un delinquente e un prete potesse crearsi, in momenti drammatici come quelli, una corrente fatta di simpatia, solidarietà, calore umano. Io ho di te un ricordo bellissimo e io, che non sono credente, vorrei che ce ne fossero tanti di preti come te, sacerdoti che, più che per la bellezza dell’aldilà, sono disposti a battersi affinché il contenuto sociale presente nell’insegnamento del Cristo possa realizzarsi nell’esistenza terrena d’ogni creatura umana. Ciao, Mario. Non volermene troppo per le seccature che ti ho causate. T’abbraccio fraternamente, Horst”.Nell’evasione di Sulmona, giovedì 9 maggio 1974, ero nella casa parrocchiale che dista circa cento metri dal carcere. Parroco in quelle frazioni, ma schierato con altri sacerdoti italiani a favore della legge dello Stato sul divorzio, il cui referendum avrebbe avuto luogo domenica 12 maggio. Ero stato minacciato dal vescovo di “sospensione a divinis”, cosa che avvenne qualche tempo dopo. Stavo battendo a macchina il programma di terza media per i lavoratori che frequentavano il corso serale di preparazione agli esami. La porta della canonica era sempre aperta. Horst salì le scale, si presentò sull’uscio della stanza dove scrivevo, richiamato dai colpi sulla tastiera. Puntò contro di me la pistola. Restammo per alcuni minuti in silenzio. Soli. Mi disse: “Ce l’ho fatta anche qui”. Un carcere, dove un’evasione sembrava inconcepibile. Vide un poster di Gramsci, lesse i nomi di Silone, Brecht, Remarque, Levi, don Milani, ecc. Si sentiva a suo agio. Parlammo da amici. Non da prete a delinquente, ma da fratello a fratello, come nell’incontro tra Jean Valjean e il vescovo Myriel ne “I Miserabili” di Victor Hugo. Capivo che, accanto a me, quasi coetaneo, non c’era un uomo in giaccone con pistola, ma un profondo innamorato della libertà. Di quella libertà da tutte le catene, che negano e distruggono la dignità della persona umana. L’evasione non era riuscita per l’assenza dell’automobile che avrebbe dovuto prelevarlo davanti al portone del carcere. Né io ne avevo una per accompagnarlo nella fuga. Ci abbracciammo e lo aiutai a nascondersi nella soffitta. Avvertii il medico del carcere e il cappellano. Arrivò un nugolo di carabinieri, poliziotti, giornalisti, tiratori scelti. Un comandante parlò di sparare all’evaso con bombe lacrimogene. Mi opposi e dirigendomi verso la soffitta della casa parrocchiale supplicai Horst a consegnarsi e a cedere l’arma. Tutto si risolse senza spargimento di sangue. Ma, quello stesso giorno, giovedì 9 maggio 1974, alle ore 9.50, nelle carceri di Alessandria, si era verificato un tentativo di evasione che, dopo 32 ore, alle 17.10 di venerdì 10 maggio 1974, si concluse con un tragico epilogo: 7 morti (5 ostaggi e 2 detenuti) e 16 feriti. Mario Setta

lunedì 1 ottobre 2012

Alessio Lega su Lo statuto dei gabbiani



Lo statuto dei Gabbiani.






























Oggi 1 ottobre alle 14 Horst in onda in tutto il circuito di Radio Popolare Network

Oggi 1 ottobre dalle 14 alle 15.30 andrà in onda per Jalla Jalla rubrica di approfondimenti culturali e recensioni di libri, “Lo Statuto dei gabbiani” di Horst Fantazzini a cura di Patrizia “Pralina” Diamante edizioni Milieu, potete trovare l’elenco delle Radio di Popolare Network che mandano in onda la trasmissione seguendo questo link:

horst nell'agosto del 2001