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martedì 11 dicembre 2012

Solo due parole, o qualcosa di più, sui funerali di Horst e sulle vere cause della sua morte

Ho trovato questo messaggio molto interessante (e capirete perché) in una mailing list sui funerali di Horst:

From: "valerio" <sirwalter@...> Subject: Funerali per Horst Fantazzini
Comunichiamo a tutte le compagne e a tutti i compagni interessati che le esequie per Horst, in forma laica e con bandiere anarchiche, si dovrebbero svolgere sabato 29 dicembre 2001 alle ore 15, presso il cimitero della Certosa di Bologna. Questa data e questa ora sono, al momento, indicativi. Avremo la conferma domani pomeriggio. Per conferma invieremo una ulteriore mail domani sera. Oggi si é svolta l'autopsia che ha accertato la morte di Horst a causa di un aneurisma. Horst sarà cremato. La data della cremazione non é ancorapossibile determinarla a causa delle code per espletare tale evento.In quell'occasione, probabilmente, ci raccoglieremo ancora intorno ad Horst presso la sala del Pantheon nel cimitero della Certosa di Bologna. Per i compagni e le compagne del circolo anarchico "Berneri" di Bologna. Tiziana e Walter.

Mi sembra doveroso e rispettoso a quasi undici anni dalla sua morte, ricordare che il mio compagno Horst Fantazzini morì per un aneurisma, accertato dalla dott. Anna Vercelli che gli praticò l'autopsia richiesta dalla famiglia, onde fugare ogni dubbio che lo avessero ammazzato di botte dopo l'ultimo l'arresto come in un primo tempo si era sospettato. Questo aneurisma addominale, con molte probabilità era il risultato di numerose e complicate ricostruzioni dell'addome in seguito al massacro (plotone d'esecuzione) di Fossano del 23 luglio 1973 che gli lasciò in corpo per decenni varie pallottole, schegge e scheggine di pallottole; negli ultimi tempi Horst lamentava in una intervista con il giornalista Antonio Roccuzzo di avere ancora un paio di questi souvenir da togliere. Horst da quel massacro uscì vivo per miracolo solo grazie al suo fegato posizionato a sinistra (una cosa assolutamente eccezionale) ma con una vera bomba ad orologeria nel suo corpo. Del resto questo messaggio che proviene dalla email di Walter Siri dimostra il fatto che tutte le compagne e i compagni anarchici bolognesi fossero già a conoscenza, ai tempi del funerale, di un aneurisma che negli anni si era lentamente ingrossato arrivando a un diametro insopportabile e che ne causava anche un vistoso dimagrimento (perché Horst non riusciva più a mangiare). Probabilmente l'abitudine di fumare due pacchetti di sigarette al giorno non giocò a suo favore, ma evidentemente l'animo di Horst era provato da tante e tali traversie, per cui era impossibile che non facesse uso di alcool o di sigarette per darsi il coraggio di tornare in carcere la sera. Horst non era affatto cardiopatico, aveva le analisi abbastanza a posto a parte i trigliceridi alti, e aveva persino la pressione bassa. Il suo stomaco però gli faceva male e a volte pulsava come se avesse un cuore dentro. Io e Loris cercammo di convincerlo a ricoverarsi, ma Horst temeva di venire piantonato di nuovo, esperienza che per lui fu traumatizzante e devastante. Nel mese di novembre 2001 una sera a causa della cattiva illuminazione cadde dalle scale di casa nostra e si incrinò due costole, nemmeno in quella occasione volle farsi ricoverare, si limitò a farsi fare i raggi da esterno e forse fornendo false generalità, come un qualsiasi clandestino. Sebbene intuisse la gravità della sua condizione, scelse di non farsi medicalizzare. Tutti sanno che il detenuto in semilibertà non può avere nemmeno un medico della mutua, può averne uno in carcere e si può immaginare con che tempi e con quale prontuario farmaceutico limitato. Stupisce allora la calunnia reiterata proveniente dalle stesse persone, in particolare da Tiziana, che dopo la sepoltura di Horst si è divertita - e lo ha fatto nel corso di un decennio - a raccontare per sue convinzioni personali o antipatie contro di me (magari fomentate da racconti dei figli, che però non corrispondono alla realtà in quanto inquinate dalla gelosia) che siccome  Horst era cardiopatico io ne avrei accellerato la morte prima con le mie continue e insostenibili pretese sessuali (leggasi ninfomania) e inducendolo, anzi quasi costringendolo a utilizzare il Viagra, poi spingendolo a rapinare una banca. La storiella del Viagra somministrato a Horst è ovviamente una bufala, prima di tutto perché non ne aveva assolutamente bisogno, dopo tanti anni di carcere passati senza una donna e quindi con desideri ancora vivi, con tutta la sua gioia di vivere incontenibile e nonostante il suo malessere e i suoi problemi era ancora un uomo lucidissimo, giovanile, attivo e molto sano, abituato a risolvere i suoi problemi in modo pragmatico e a praticare l'autocura con metodi spartani appresi al gabbio dove solo chi è fisicamente sano sopravvive e i deboli soccombono, soprattutto era un uomo molto innamorato, secondo perché io che sono pure femminista e rifiuto ogni farmaco di tipo fallocentrico (come il Viagra), delle multinazionali, delle porcherie chimiche tranne i farmaci salvavita, allora mi curavo con l'omeopatia e per una decina di anni non andai più dal mio medico di base. Insomma io e Horst facevamo ginnastica tutti i giorni, camminavamo moltissimo, non prendevamo nemmeno l'aspirina, figuriamoci il Viagra. Eravamo molto ruspanti, e molto genuini e sul lato fisico parecchio resistenti. Ci abbiamo scherzato su un sacco di volte perché sapevamo di altre persone più giovani di lui che invece ne facevano uso. E nemmeno se lo avessimo utilizzato, ci sarebbe stato da farne un manifesto, sono comunque scelte personali che vanno rispettate da parte di chi si professa libertario. Stupisce che tali stupidaggini a puro scopo diffamatorio di chiaro stampo moralistico volte a screditarmi e a farmi terra bruciata intorno provengano da una compagna che si definisce femminista contro un'altra compagna, alla faccia della solidarietà fra donne! Questo messaggio post mortem però è molto eloquente: mi fa capire che lor signori sapevano benissimo che ciò non era così e che Horst non era cardiopatico perché è morto per un aneurisma, fra l'altro causato anche se indirettamente dal piombo dei proiettili e dalle lesioni chirurgiche. E in ogni caso non sarebbe stato né circuibile né plagiabile perché assolutamente refrattario a farsi rieducare o indurre a compiere atti contro la sua volontà, infatti tutta la sua vita si svolse coerentemente in questa maniera, senza maestrine o educatrici saccenti o pupe del gangster o donne di malaffare (donne, eterni angeli o diavoli tentatori? questa è la dicotomia che rappresentano le femmine nell'immaginario misogino dal retaggio cattolico) pronte a suggerirgli la via del bene o del male. E allora, se non vogliono ricordarlo degnamente, come ogni altro compagno anarchico e libertario di indubbio valore, che almeno rispettino la sua pace e il mio immenso dolore. Avendo alcuni testimoni, avrei potuto trascinare questa vicenda in tribunale per l'immensa sofferenza causatami da questa sorta di persecuzione, ma da libertaria preferisco metterla nero su bianco lasciando al lettore o lettrice la facoltà di capire dove sta la ragione, io non mi sono sottratta a nessun chiarimento, altri hanno parlato solo alle spalle senza provare ciò che dicevano. Una valanga di bugie per scaricare le loro cattive coscienze sul fatto che negli ultimi mesi, quelli della semilibertà, in pochissimi ci avevano davvero aiutato a farlo tornare libero… mentre in tanti lo fecero senza indugi (e non me ne vogliano quelli che hanno avuto intenzioni oneste e ci hanno sostenuti, sto parlando di una tendenza ipocrita come una sorta di marciume in piccoli ambienti che non riguarda l’umanità di coloro che non lo hanno fatto per farsi belli) quando uscì il film di Enzo Monteleone interpretato da Stefano Accorsi e tutti improvvisamente diventavano suoi amici e qualcuna pur di avere un'intervista esclusiva con lui gli faceva credere che lo avrebbero aiutato a trovargli un lavoro (parole parole parole), ma si sa che in Italia è d'uso salire sul carro del vincitore e lasciare a piedi chi è perdente, quando Horst venne arrestato le stesse brave persone dall'adulazione facile mi chiusero il telefono in faccia, queste del Viagra e della mia condotta "avida e vampiresca" e la mia "smania di stare sempre sotto i riflettori" sono state fra le più false e dolorose affermazioni per me che mi sono prodigata fino all'ultimo per rendere la nostra vita la più dignitosa possibile nonostante i nostri problemi materiali, la casa da sistemare, mio figlio ancora bambino che dovevo raggiungere per occuparmi anche di lui facendo la pendolare con treni regionali che partivano sempre dopo le otto di sera perché l'Eurostar non potevo sempre permettermelo. Quel giorno dei suoi funerali Anna Fantazzini, la ex moglie venuta apposta per conoscermi mi abbracciò e mi disse che non dovevo fare caso alle chiacchiere stupide messe in giro contro di me, perché la mia presenza sulle decisioni di lui era ininfluente: a Horst, mi disse, nessuno nemmeno la donna più brava del mondo avrebbe mai potuto cambiarlo o fargli cambiare idea.
E anche se le sue ceneri sono state dimenticate da familiari e compagni, abbandonate alla Certosa e dopo tanti anni si trovano ancora là, io che sulle ceneri - non essendo legalmente sposati non ho alcun diritto, non ne ho mai avuti nemmeno sui mobili e sugli oggetti che ci sono stati rubati nella nostra casa - il suo sorriso così bello lo porto ancora dentro al cuore. 

Patrizia Pralina Diamante


giovedì 9 agosto 2012

Il bandito dai capezzoli rosa


Horst era follemente innamorato della vita, così amava la buona tavola e il vino buono, il computer, la musica, l'arte, il cinema, la comicità, i fumetti, la letteratura anche erotica, la pornografia (se non c'era altro di meglio), gli animali in particolare i cani e gli uccellini e i fiori e il mare... cercava immediatamente un contatto fisico, un abbraccio, dove fondersi con il corpo e con la vita di un'altra persona... e mai e poi mai avrebbe voluto diventare un martire, una vecchia icona arrugginita, uno dei tanti anarchici da celebrare con qualche "grigliata commemorativa" come le chiamava lui... la cosa più fastidiosa a cui siamo stati costretti ad assistere, è stata questa seriosità forzata e quest'atteggiamento giudicante magari nascosto sotto un sorriso imbarazzato, questo non volergli riconoscere di avere dei "vizi" come tutti gli umani, come tanti compagni che si buttano a fumare, a bere, fino a spappolarsi il fegato e il cuore... si è tanto blaterato dopo la sua morte in alcuni piccole parrocchie bolognesi vicine al nostro mondo, di come spendeva i suoi soldi, di quanto stipava il carrello del supermercato, di quanta esagerazione c'era nel suo modo di raccontare le sue imprese erotiche a sessant'anni, di quanto ridevamo, di quale fosse il ruolo della bionda che non cercava di redimerlo, di salvarlo, ma che forse lo sfruttava perché si sa, le donne molto più giovani sono stupide, sono avide, sono interessate solo ai soldi e infatuate del personaggio, e poi ti fanno perdere la testa. Tutte cazzate che ci siamo dovuti sorbire, e aveva ragione ancora una volta quando mi metteva in guardia: "Se dovessi mancare, per te sarebbero guai seri, sei il capro espiatorio ideale per certe piccole teste". Bene è avvenuto proprio così, e anche peggio. Non voglio soffermarmi troppo su queste miserie umane, pur facenti parte del nostro éntourage, e pur rappresentando indegnamente quella non umanità di ipocriti e bigotte che Brassens, Brel, De André e tanti altri poeti dell'anarchia sbeffeggiavano a dovere. Povero Horst, non so quante e quante volte abbiamo riso fino alle lacrime quando il pollo stava per finire, ci siamo presi in giro, abbiamo fatto a cuscinate, ci siamo sparati la panna spray addosso, ci siamo starnutiti in faccia, schiaffeggiati, sculacciati, abbiamo danzato e ci siamo leccati e abbiamo finito sempre una litigata selvaggia, con lacrime e pennelli sbattuti sul pavimento, con un amore totale, abbiamo parlato a vanvera di cose mai fatte e cose da fare assolutamente, perché come si fa a prendersi così sul serio, la vita è un soffio diceva e voglio riprendermi tutti gli attimi rubati. Redimere Horst? impossibile, un controsenso. "Un uomo che non si rassegna è ancora recuperabile", affermava. "Non volevo una educatrice, ma una donna vera, di carne, di sangue, di passione, un po' folle e divertente come sei tu. Hanno passato tutto il tempo a cercare di svitarmi la testa e di sostituirmela, ma non ci sono mai riusciti, mi sono fatto quasi ammazzare ma non gliel'ho data vinta, ora desidero solo un po' di pace fra le tue braccia". Si discuteva molto. Gli facevo notare che le rapine sono un azzardo eccessivo, che il gioco non vale la candela, piuttosto brucia i soldi, vivi gratis, oppure studiamo modi per guadagnare facendo qualcosa di creativo e di divertente. D'accordo, le banche fanno schifo, ma se rapini una banca quei soldi li devi per forza rimettere in circolo, e poi, cazzo, non ci pensi alle persone che ti hanno sostenuto?... Forse voleva riprendersi quell'ultimo maltolto, ma non si può sanare una ferita di quarant'anni con un fisico minato, con una gamba zoppicante... senza rischiare la pelle! Lo Stato dei ladroni che ci deruba ogni giorno l'esistenza non perdona i ladruncoli che raccolgono le briciole, non ha mai perdonato i ribelli che hanno tentato di ribaltare il tavolo, così lo rinchiusero dentro per l'ennesima volta e proprio sotto le  feste di Natale. Lì per lì ero veramente incazzata, l'avrei preso a schiaffi, ma quando mi telefonò il direttore del carcere per dirmi che era morto la sera di Natale, mi crollò il mondo addosso. Gli dicevo: "Scriverò un romanzo su di te, e lo chiamerò il bandito dai capezzoli rosa, te lo giuro è una cosa solenne, non so se troverò un editore che me lo pubblica, ma su questo titolo vai tranquillo, fa parte di una trilogia assurda che comprende anche cose molto peggiori", ricordo che ne rise tanto, tantissimo, fino a farsi venire il singhiozzo, voglio che rimanga solo questa sua risata bellissima, esplosiva, caustica, psichedelica, che rompeva i muri e arrivava fino alle nuvole, voglio ricordarlo con questa luce negli occhi, che vivrà per sempre, perché un uomo così non può morire, non morirà mai.



In via del Pratello a Bologna, con Horst Fantazzini

domenica 5 agosto 2012

La nostra casa in via di Roncrio a Bologna


Avremmo potuto sposarci, se le cose fossero andate per il verso giusto. Ci scambiammo due fedi d'oro nella solitudine della nostra camera da letto, perché il matrimonio aveva valore nei nostri cuori. Non m'importava la cerimonia in sé. Ma Horst sentiva il desiderio di tutelarmi in una situazione nella quale avrei perso facilmente ogni diritto a partire da quello dell'abitazione. Diceva sempre, che per il maschilismo della legge e per la mentalità di certuni, alle donne conviventi non sono riconosciuti gli stessi diritti delle donne sposate...
Diceva che Maria, aveva spesso avuto dei problemi ad entrare a colloquio con il suo compagno, Libero, perché non erano sposati davanti alla legge. Erano passati tanti anni da allora, ma le discriminazioni verso coloro che non regolarizzano i loro rapporti dinnanzi al prete o allo stato, non sono di certo terminate.
Andammo a vivere "a singhiozzo" al terzo ed ultimo piano di quella palazzina che era stata costruita da suo padre, in via di Roncrio.
La palazzina è composta da tre piani; ha le scale esterne tuttora senza una illuminazione adeguata, l'ultima rampa è una vera scommessa contro la legge di gravità, ed era per noi abbastanza scomodo ed assai faticoso, portare su dei mobili o la spesa; ma eravamo ripagati dal luogo dove vivevamo, dalla bellezza del bosco sul retro della casa e soprattutto dalla felicità di avere un "nido" tutto nostro.
Il nostro sole sorgeva e tramontava dietro le colline. Non aggrediva mai direttamente la casa, nemmeno in estate.
Nei giorni di pioggia, era tutto buio.
Dalla finestra della nostra camera da letto ci incantava la vista degli alberi; un fitto intreccio di rami schermava la luce.
Quando si spogliavano delle loro foglie e restava soltanto l'edera a ricoprire i tronchi, contro il cielo azzurro pallido si potevano vedere chiaramente gli scoiattoli che danzavano con grazia da un ramo all'altro.
Un altro spettacolo era la fioritura delle primule e dei ciclamini nel bosco, all'inizio della primavera.
Svegliarmi con Hosti accanto era sempre più bello, ma la cornice era ancora più bella di tutti i sogni ad occhi chiusi o aperti.
Lui amava profondamente quel luogo, si vantava del "verde" che ci circondava, guardava fuori e... tossiva, con la sigaretta in bocca. Capivo che stava fumando, anche quando ero fuori a pulire e curare le piante. "Fuma, fuma, che ti fa bene!".
Rideva. Mandava di traverso il fumo, ma rideva di gusto, con la pancia.
Io lo mordevo.
A volte giocavamo veramente come bambini, ci sputavamo in faccia, ci tiravamo addosso i cuscini con tutta la forza, facevamo la lotta sul letto e lui era felice di immobilizzarmi le braccia e di farmi vedere chi era il più forte.
... In realtà, la nostra vita era durissima.
Facevo sempre la spola tra Bologna e Firenze, per poter stare sia con lui che con mio figlio. Lui usciva e rientrava ogni giorno, tranne i giorni festivi quando chiedeva la licenza per trascorrere una notte a casa e tuttavia, durante quei permessi, aveva l'obbligo della "firma" in questura.
Da maggio 2001 lavorava come magazziniere all'Altercoop di Bologna, una ditta che si occupa di carta riciclata.
Non era stato facile nemmeno trovargli questo lavoro, evidentemente non era il massimo per un uomo della sua età, ma la promessa per un lavoro come programmatore di computer non era stata mantenuta.
Il primo ed unico Natale (quello del 2000) che trascorremmo insieme, andammo a prendere un abete alla Fiera di Santa Lucia, per poterlo addobbare. Si mise l'abete in spalla e lo portammo in autobus.
S'innamorò anche di un piccolo abetino di plastica che funzionava a pile, e che cantava "Jingle Bells". Era un capriccio, ma perché non esaudirlo? Prendemmo anche quello.
Chi l'avrebbe mai detto, che dopo un anno qualcuno si sarebbe preoccupato di buttarlo nell'immondizia per farci dispetto...
Passammo tutta la notte a ridere, mentre guarnivo l'albero con decorazioni, stelle, palle, fiocchi e angioletti.
I suoi occhi brillavano. Sembrava che avesse la febbre.
Provavo una grandissima gioia nel vederlo così felice. Anche se i vicini vennero da noi il giorno dopo a protestare per il chiasso, era stato bello e mi rendevo conto di quanto il Natale gli fosse mancato là dentro.
Ero attentissima a non cadere dalla sedia, mentre le mie mani erano impegnate ad attaccare decorazioni, e le sue ad accarezzare le mie gambe...
Iniziammo ad arredare casa, con l'aiuto di un amico antiquario, che fu veramente carino con noi. Trovammo il nostro primo frigorifero grazie a due compagni, due belle poltrone grazie a un'amica, un vecchio televisore non so dove. Era evidente che spendevamo anche tanto per sistemare la nostra casa, ma le maggiori soddisfazioni ci venivano date da questi gesti di generosità assolutamente spontanei.
Suo figlio ci regalò una bicicletta e ci portò una libreria, che riempimmo con dei libri d'arte ricevuti in regalo dall'Altercoop.
Tornavo da Firenze ogni volta con degli oggetti per la nostra casa, con dei regalini per lui, con la spesa.
Ogni notte prima di andare a letto, accendevo candele ed incensi, per fargli trovare la casa profumata e illuminata al suo rientro. Quando potevamo trascorrere una notte insieme, per me era una felicità indescrivibile. Ormai si aspettava queste attenzioni, non erano più sorprese ma stavano diventando la nostra particolare consuetudine.
Per la festa di Halloween intagliai ed illuminai una grande zucca arancione, immaginando la sua gioia nel vederla, rientrando.
"Non ho mai avuto una zucca di Halloween, non sapevo neanche cosa fosse!".
Ma anche lui aveva mille attenzioni per me, quando cominciò ad uscire in semilibertà tornava a casa la mattina presto per poter trascorrere un'ora insieme, prima del lavoro. Era una bella fatica, il carcere si trovava molto lontano da casa. Non avendo la macchina, usava la bicicletta o l'autobus.
Usciva dal carcere alle 6 del mattino. Alle 6 e mezza o appena un po' più tardi lo vedevo arrivare. Tornava su per quelle scale maledette, con il giornale e un vassoietto con due brioches. A volte le brioches e i croissants erano più di due, inutilmente lo rimproveravo chiedendogli perché sprecare tutto quel ben di dio, ma era convinto di farmi felice. Mi diceva che si era fermato apposta, che i commessi della pasticceria erano gentili con lui.
Gli preparavo il caffè o la cioccolata in tazza e restavamo in silenzio a fare colazione, con una sbirciata ai titoli del giornale.
Insieme al giornale mi riempiva il tavolo di supplementi e di CD di musica in offerta con le varie riviste.
Accarezzavo il suo volto, era stanco. Gli dicevo che avrebbe dovuto riguardarsi perché il suo lavoro era troppo pesante. Insistevo affinché mangiasse qualcosa per tenersi su, ma diceva di non avere fame. Era dimagrito un po' troppo, scuotevo la testa. Avrei voluto chiedergli tante cose, ma non c'era il tempo.
S'incazzava se c'erano dei bicchieri sporchi nell'acquaio o le sigarette nei portaceneri, perché voleva tutto a posto.
Mi dava degli ordini sulla cena da preparare, ma poi facevo sempre di testa mia. Era ovvio che dovevo fare i conti col portafoglio, ma non con la mia fantasia.
All'ora di pranzo mi avrebbe telefonato dal lavoro per informarsi se avevo mangiato, e alle cinque del pomeriggio quando era di nuovo a casa mi avrebbe chiesto cos'avevo fatto, se i pantaloni erano stirati, e cosa bolliva in pentola. Si entusiasmava per niente, sapevo di farlo felice quando trovava il ragù a sobbollire nel tegame o una frittata di patate sul piatto.
Era schietto, semplice, talvolta sgarbato, puntiglioso ed esigente, ma con un cuore immenso e sempre pieno d'attenzioni...
Qualche avvoltoio ha poi insinuato che prendeva il Viagra per soddisfare le mie voglie, e che forse proprio questo ha accellerato la sua morte.
Ma non era vero. Non avevamo affatto bisogno del Viagra. Non c'era niente che non ci funzionasse, a parte la testa.

 

horst nella casa in via roncrio

venerdì 27 luglio 2012

Abbattiamo tutti i muri, sulla mostra di grafica al computer del 23 febbraio 1998

Inaugurazione il 23 febbraio 1998 alle ore 17.30 della mostra di Horst Fantazzini "Abbattiamo tutti i muri!". Si tratta di venti opere grafiche realizzate con il computer il cui motivo resta quello di una libertà sognata (l'artista infatti è attualmente detenuto), frutto di un’esperienza maturata anche attraverso il suo lavoro per il Comune di Alessandria di cui realizza i manifesti murali senza poterli vedere affissi. Ma proprio questa sua attività grafica lo aiuta a mantenersi vivo malgrado le mortificazioni del carcere e non a caso traspare qui un senso di vitalità filtrato attraverso il ricordo, di una volontà cioè di non interrompere i rapporti col mondo esterno da cui pure è escluso. E al di là di queste considerazioni si deve dare atto a Fantazzini di possedere la piena padronanza compositiva ed il pieno controllo dei colori. Le opere sono state realizzate valendosi del programma Corel Draw.
Per raccontare Horst Fantazzini ci vorrebbe lo spazio di un'enciclopedia (magari su CD Rom), più difficile poterlo fare in poche righe... ma più della quantità di aneddoti e di fatti che riguardano la sua straordinaria esistenza -a partire dalla sua nascita scomoda e "ribelle": figlio di un compagno eccezionale, l'anarchico Libero- che pure meritano un libro e un film di prima qualità, colpisce la densità del suo mondo interiore. Horst è sempre stato una persona espressiva e creativa, dolcissima, mai banale. Insomma, Horst è proprio un gran figo! Da diversi anni, con abilità e fantasia, aggiornandosi sempre su nuove tecniche grafiche, usa il computer come una finestra, la sua personalissima finestra sul mondo.Realizza progetti grafici per il Comune di Alessandria, ma non gli permettono di mettere il naso fuori. Neanche per vedere i suoi bellissimi manifesti applicati ai muri di quella città. Lui deve stare rinchiuso fino al 2.021, e non chiedetemi il perché.Ma Horst resiste. In un ambiente carcerario sconosciuto alla gente esterna -una sorta di mondo parallelo al nostro, immagini stereotipate copiate forse dai telefilm americani, tanto per allontanarlo sempre di più- ma purtroppo tremendamente vicino e reale; negli ultimi anni anestetizzato dall'eroina, reso ancora più triste dall'AIDS, sempre meno politicizzato e sempre più "normalizzato", con ipocrisia definito educativo (ma in realtà pattumiera sociale senza possibilità di riciclaggio), fatiscente in quelle strutture militaresche costruite coi soldi di carceropoli, assediato da regolamenti folli, anacronistici, persino sadici, e da ancora più assurdi guardiani dell'Umanità... Horst, l'indomabile, strafregandosene (o quasi) delle miserie penitenziarie, continua a scrivere a disegnare per non dimenticare e per non farci dimenticare mai d'essere vivi. Questi disegni, a volte un po' freddi ma solo all'apparenza -in realtà questo ghiaccio è fatto di mille cristalli di fuoco, pronti ad accendersi nei colori più allegri e vivaci- talvolta evanescenti e delicatissimi proprio come ali di farfalle, raccontano il suo SOGNO DI LIBERTÀ, un unico filo ininterrotto che attraverso spazi e tempi recintati dal filo spinato lo ha accompagnato nel corso di questi interminabili anni... anni di ideali, di letture, di ricordi, di speranze, di immagini vivissime proiettate contro un muro ammuffito... anni di lotta, di sangue, di passione, di sacrifici, di vera amicizia e di solidarietà con gli altri (troppi) compagni carcerati. Qualcuno, come Angelo Froglia: il poeta e artista dei falsi Modigliani, è morto ma è sempre presente fra di noi.
Anni d'amore e di grande tenerezza, di riconoscenza e di autentica poesia verso quelle persone che lo hanno riconosciuto e aiutato in circostanze a dir poco avverse, a volte ferendosi nel tentativo di raggiungerlo...
LIBERTA' PER HORST, LIBERTA' PER TUTTE LE COMPAGNE E I COMPAGNI!
Pralina Tuttifrutti, 23 febbraio 1998.