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sabato 19 gennaio 2013

26 gennaio - I gabbiani volano su Carrara

sabato 26 gennaio: Lo Statuto dei Gabbiani

art.1) I gabbiani sono nati per volare liberi.
E’ l’amore e la gioia di vivere che determina il loro essere sovversivi.

art.5) Con questo articolo si annullano i precedenti quattro ed eventuali futuri articoli, perchè i gabbiani non riconoscono statuti, nè leggi, nè regolamenti, nè forme programmate d’esistenza, all’infuori del loro piacere di volare liberi.Tutto il precostituito e il programmato non fa che limitare e umiliare la vita. 


horst


La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta.
Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003).

sala convegni della biblioteca civica di carrara – piazza Gramsci

ore 17:00 a seguire aperitivo


martedì 23 ottobre 2012

Arcore - 4 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Blob

Arcore (Milano)

2 commenti:


Bergamo - 3 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Underground

Bergamo



lunedì 1 ottobre 2012

Alessio Lega su Lo statuto dei gabbiani



Lo statuto dei Gabbiani.






























Oggi 1 ottobre alle 14 Horst in onda in tutto il circuito di Radio Popolare Network

Oggi 1 ottobre dalle 14 alle 15.30 andrà in onda per Jalla Jalla rubrica di approfondimenti culturali e recensioni di libri, “Lo Statuto dei gabbiani” di Horst Fantazzini a cura di Patrizia “Pralina” Diamante edizioni Milieu, potete trovare l’elenco delle Radio di Popolare Network che mandano in onda la trasmissione seguendo questo link:

horst nell'agosto del 2001

venerdì 7 settembre 2012

Una recensione di Eugen Galasso su Qui Bz


Eugen Galasso            




Non sono solita rispondere alle recensioni, l'amico giornalista e studioso Eugen Galasso ha scritto la sua, conoscendo bene tutta la storia, essendosi documentato, con interesse, con devozione e con stima. Mi limito a scrivere alcune note. Non sono sicura che Horst sia stato una sorta di Dottor Jekill e Mister Hyde, in quanto il suo modo di agire era sempre conforme ai suoi desideri, che avevano un'unica portata e una certa coerenza; nei confronti della sua coscienza egli era un individuo molto integro, molto umano, ed era consapevole delle sue azioni. Anche quando compì il tentativo di evasione a Fossano, ferì le guardie ma poi se ne dispiacque moltissimo e si preoccupò delle loro sorti, comportamento non proprio del criminale incallito, ma piuttosto del disperato che tenta il tutto per tutto, credendo di non avere nulla da perdere.
"Sai perché non faccio rapine con pistole vere? perché essendo così impulsivo, finirei per fare del male a qualcuno" mi disse un giorno, io stessa posso certificare la sua assoluta mancanza di cattiveria, la sua onestà caratteriale.
Semmai la metamorfosi era "necessaria" davanti a una società che è organizzata in modo da proteggere soltanto la proprietà dei ricchi ai danni dell'esistenza dei poveri, "necessaria" per compiere azioni non sempre comprensibili o quasi mai, dalle persone familiari... come ben sa il caro amico Eugen, che è studioso quindi ben documentato, nelle carceri non ci sono (tranne poche eccezioni) i pesci grossi, i grossi delinquenti, i palazzinari speculatori e mafiosi, i big degli evasori fiscali, e così via, ma prevalentemente piccoli pesci disperati, spesso stranieri, piccoli spacciatori che vendono le dosi ai figli di papà, piccoli "criminali" senza santi in paradiso, infatti le carceri sono piene di ladri di polli, e fra pesci e polli come dicono i detenuti "ladro piccolo non rubare che il ladro grosso ti fa arrestare" oppure "a rubare poco si va in galera, ma a rubare tanto si fa carriera"... mentre i colpevoli delle stragi italiane in questi decenni di strategia della tensione, restano impuniti. Tutto ciò ovviamente non riqualifica la rapina in quanto tale, che resta un'azione probabilmente esaltante da un punto di vista estetico (e molto bella nell'immaginario collettivo, alzi una mano chi in vita sua non ha mai pensato una sola volta nella vita di rapinare una banca!) ma del tutto inutile, con conseguenze spesso nefaste anche per lo stesso rapinatore, che credendo di arricchirsi o di sistemarsi, magari di sistemare anche i suoi cari, in realtà finisce per prelevare denaro "scottante" che dovrà rimettere in circolazione in breve tempo, favorendo la stessa delinquenza, nonché le stesse banche e i commercianti di oggetti e di beni di lusso, che sono ottenuti e mantenuti con lo sfruttamento. Insomma, paradossalmente anche le rapine arricchiscono i ricchi, mentre nella maggior parte dei casi non risolvono la povertà.
E' proprio qui, in questo nodo, e non nella condanna della rapina come azione illegale e criminale (c'è sempre la Banca che è più criminale del rapinatore, come dice Brecht, che non parla di banche di provincia, ma di sistema bancario sovranazionale), che dovremmo riflettere.
Da tempo, fin dalla mia relazione con Horst, sostenevo che la bellezza e la bontà delle cose non sta nel lusso, nello sfarzo, ma nell'essere delle stesse. Così come sostenevo che esistono anche lavori che possono piacere, non sempre e non obbligatoriamente il lavoro dev'essere umiliante. A tal proposito, stavo studiando una soluzione creativa, che rendesse giustizia alle doti artistiche di entrambi. Purtroppo, e qui lo dico con tutta sincerità, non abbiamo avuto nessuno che ci abbia aiutato in questo percorso, nemmeno i "compagni" che non hanno poi risparmiato pesanti giudizi (altro che sinistra benevolente), mentre il lavoro esterno per Horst era sempre più pesante a causa delle sue condizioni di salute, e pagato "a rate" dall'istituzione carceraria.
So benissimo come ci si può sentire, da persone povere, e quindi defraudate, umiliate costantemente, nei confronti delle classi ricche, ma non dobbiamo imitarle. E' un errore che hanno compiuto anche tanti piccolo borghesi, finendo per coprirsi di debiti. Lo stesso Horst in una intervista, affermava che tanti ragazzi si rovinano per la bella macchina o per altro. Non c'è nulla oltre questo tipo di apparenza. Non voglio dire che dobbiamo essere come San Francesco, ma nemmeno cedere alle lusinghe di un modo di vivere vuoto di contenuti e povero di relazioni umane autentiche, che dobbiamo lottare invece contro il capitale e contro le banche sottraendo liquidità alle stesse cioè facendo dilagare - ciò che le banche temono davvero - la GRATUITA'.
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Patrizia Diamante

Lo Statuto dei Gabbiani presto a... Bologna


giovedì 30 agosto 2012

Noi non pratichiamo la violenza, perché amiamo la VITA

Diranno sempre "Se avessi fatto, se avessi potuto..." diranno "Non ho più l'età per fare certe cose..." e poi "Quando ero giovane forse, ormai non posso più... a una certa età non si fa... alla mia età non sarebbe serio e conveniente farlo...", guarderanno con sospetto i vicini di casa, specialmente se sono stranieri oppure gay, disprezzeranno il lavoro che sono costretti a fare, odieranno i colleghi, sorrideranno al capo ufficio mentre pensano di volerlo morto, sopporteranno i familiari, metteranno le corna alla moglie e parleranno male del marito alle amiche, non sapranno mai che regali fare per Natale ma si metteranno in coda e in fila per ora per comperarli. Si riempiranno la bocca di luoghi comuni insulsi, frasi fatte, opinioni precotte televisive. Avranno mutui da pagare per tutta la vita, e una pensione sempre più lontana e difficile da raggiungere. Saranno vessati dalle banche e dagli strozzini legalizzati, perciò tenteranno la fortuna al gioco e si sputtaneranno i loro soldi e il loro tempo nel tentativo di realizzare una grossa vincita, qualcuno finirà per rovinarsi, ma tanto vale tentare e non pensare che l'unico a incassare certamente è il padrone. Si metteranno a dieta (o almeno annunceranno di averne intenzione) per essere omologati e rientrare nei parametri di normalità, ma torneranno di notte, di nascosto da tutti, a sognare magnifiche torte alla meringa e donne soffici e burrose coi seni e i fianchi generosi. Sogneranno sempre di cambiare vita, magari nei Caraibi, in un'isola nel Pacifico, ma alla fine sceglieranno solo vacanze organizzate o crociere condominiali. Qualcuno, preso da un raptus, ammazzerà la sua compagna, e forse anche i bambini. Perché la rabbia sorda e la frustrazione dei normali, che si ergono a giudici dei diversi, porta anche a questo. E c'è una misoginia profonda nella nostra "cultura". Noi non pratichiamo la violenza, perché amiamo la vita.

venerdì 10 agosto 2012

Recensione di Emanuele Berardi su Dazebao News

Nello “Statuto dei gabbiani” (Milieu edizioni) Pralina Diamante, ultima compagna di Horst, ricostruisce parte di un furia giudiziaria lunga quasi una vita mettendo insieme poesie, racconti e interviste provenienti dalle celle di Fantazzini e articoli di cronaca scritti fuori le mura di carceri in fiamme o tenute sotto mira da tiratori scelti. La storia giudiziaria del detenuto Fantazzini è un racconto fatto di lotte cruenti e “gallerie scavate verso la libertà”. Gesta di ribelli tenute segrete di una storia, quella delle rivolte carcerarie, relegata ai margini degli anni di piombo. Il merito dello “Statuto dei gabbiani” è anche questo; riportare alla luce le cronache di lotte carcerarie contro la detenzione dura del famigerato articolo 90 capace di annientare la dignità del detenuto fino a renderlo “carceriere di se stesso”. Il carcere duro di quegli anni è fatto di improvvisi trasferimenti tra istituti penitenziari da un capo all’altro dell’Italia, cure sanitarie negate o rallentate ai limiti dell’efficacia terapeutica, permessi di colloqui con familiari negati all’ultimo momento. Nel luglio del 1973, a Fossano, dopo essersi visto recapitare in cella altri trenta anni di carcere che ne azzeravano più di venti già scontati, decide di passare all’unica azione dura della sua vita. Ferisce due guardie penitenziarie, ne prende in ostaggio altre due e si barrica nell’ufficio del direttore chiedendo cinque milioni di lire per coprirsi la fuga e un’auto con motore e luci accese. Questa volta le armi saranno tutte vere; carabine di precisione, pistole a canne lunghe, mitra. Verrà crivellato di colpi. Abbattuto. Non sarà risparmiato nemmeno Alf, il cane poliziotto, sguinzagliatogli contro all’ingresso di quel sogno rombante targato Cuneo, disperso nella nube di proiettili del fuoco di Stato. Quella giornata finirà con il corpo del detenuto Fnatazzini stramazzato in una pozza di sangue nel cortile del carcere accanto alle ruote di una Giulia, con il respiro appena percettibile, la mandibola fratturata, l’udito perso ad un orecchio e diversi proiettili disseminati per il corpo che gli terranno compagnia ancora per lunghissimi anni.
Attraverso gli scritti del superdetenuto Horst Fantazzini si entra in punta di piedi, quasi timidamente, in un mondo addirittura silenzioso, dove le fiamme delle moka esplosive, le mani sporche di sangue dei sorveglianti armati impegnati nei pestaggi, e le pale degli elicotteri dei Ros in volo stazionario sui tetti delle sezioni occupate dalle proteste, sono voce e pelle di un inferno combattuto anche con poesia e quiete letteraria. La penna del vecchio leone in gabbia, che sembra scrivere per il carcere e (non) dal carcere, racconta, restituendo colpo su colpo, trenta anni di storia penitenziaria italiana semiclandestina. Dalle proteste estreme condotte al fianco di brigatisti (seppur mantenendo e difendendo con rigore le propria natura anarchica) agli anni ottanta, caratterizzati da dissociazioni di massa e dall’inarrestabile e dilagante fenomeno del pentitismo, responsabile ultimo della svendita di massa della dignità umana, fino ad arrivare all’ultima mano di grigio della droga, che oltre che a seminare vittime anche tra vecchi compagni di lotta, portò presto ad unire sotto lo stesso tetto consumatori e spacciatori “lobotomizzati”, distratti, lontani da qualsiasi realtà e percezione di essa, “ognuno con la propria scimmia sulle spalle”.
La storia di Horst Fantazzini, al di là dell’umana disperazione, dimostra, assieme a centinaia di altre storie, che oggi come ieri “le nostre istituzioni sono lassiste e permissive solo nei confronti dei petrolieri, degli intrallazzatori d’alto borgo, dei bancarottieri internazionali, dei dissipatori di danaro pubblico, dei golpisti neri, dei militari nostalgici”. Gente introvabile in qualsiasi penitenziario in quanto strutture non progettate ad accogliere questo genere di fauna.
Il 21 dicembre 2001, all’età di sessantadue anni, durante il suo primo natale da semilibero, Horst tenterà la sua ultima rapina in bicicletta con un cutter e un collant in tasca. Arrestato, e con l’accusa di terrorismo, finirà di nuovo dietro le sbarre dove morirà la sera del 24 nell’infermeria della Dozza. Il cronometro della sua detenzione si sarebbe forse arrestato nel 2022.
C’è da scommetterci che quella sera, il vecchio leone, saltando ad occhi chiusi il suo ultimo muro trovò, sotto un immenso cielo stellato, la Giulia targata Cuneo con le luci e il motore ancora accesi.
“Sono libero, bastardi!”



giovedì 9 agosto 2012

Il bandito dai capezzoli rosa


Horst era follemente innamorato della vita, così amava la buona tavola e il vino buono, il computer, la musica, l'arte, il cinema, la comicità, i fumetti, la letteratura anche erotica, la pornografia (se non c'era altro di meglio), gli animali in particolare i cani e gli uccellini e i fiori e il mare... cercava immediatamente un contatto fisico, un abbraccio, dove fondersi con il corpo e con la vita di un'altra persona... e mai e poi mai avrebbe voluto diventare un martire, una vecchia icona arrugginita, uno dei tanti anarchici da celebrare con qualche "grigliata commemorativa" come le chiamava lui... la cosa più fastidiosa a cui siamo stati costretti ad assistere, è stata questa seriosità forzata e quest'atteggiamento giudicante magari nascosto sotto un sorriso imbarazzato, questo non volergli riconoscere di avere dei "vizi" come tutti gli umani, come tanti compagni che si buttano a fumare, a bere, fino a spappolarsi il fegato e il cuore... si è tanto blaterato dopo la sua morte in alcuni piccole parrocchie bolognesi vicine al nostro mondo, di come spendeva i suoi soldi, di quanto stipava il carrello del supermercato, di quanta esagerazione c'era nel suo modo di raccontare le sue imprese erotiche a sessant'anni, di quanto ridevamo, di quale fosse il ruolo della bionda che non cercava di redimerlo, di salvarlo, ma che forse lo sfruttava perché si sa, le donne molto più giovani sono stupide, sono avide, sono interessate solo ai soldi e infatuate del personaggio, e poi ti fanno perdere la testa. Tutte cazzate che ci siamo dovuti sorbire, e aveva ragione ancora una volta quando mi metteva in guardia: "Se dovessi mancare, per te sarebbero guai seri, sei il capro espiatorio ideale per certe piccole teste". Bene è avvenuto proprio così, e anche peggio. Non voglio soffermarmi troppo su queste miserie umane, pur facenti parte del nostro éntourage, e pur rappresentando indegnamente quella non umanità di ipocriti e bigotte che Brassens, Brel, De André e tanti altri poeti dell'anarchia sbeffeggiavano a dovere. Povero Horst, non so quante e quante volte abbiamo riso fino alle lacrime quando il pollo stava per finire, ci siamo presi in giro, abbiamo fatto a cuscinate, ci siamo sparati la panna spray addosso, ci siamo starnutiti in faccia, schiaffeggiati, sculacciati, abbiamo danzato e ci siamo leccati e abbiamo finito sempre una litigata selvaggia, con lacrime e pennelli sbattuti sul pavimento, con un amore totale, abbiamo parlato a vanvera di cose mai fatte e cose da fare assolutamente, perché come si fa a prendersi così sul serio, la vita è un soffio diceva e voglio riprendermi tutti gli attimi rubati. Redimere Horst? impossibile, un controsenso. "Un uomo che non si rassegna è ancora recuperabile", affermava. "Non volevo una educatrice, ma una donna vera, di carne, di sangue, di passione, un po' folle e divertente come sei tu. Hanno passato tutto il tempo a cercare di svitarmi la testa e di sostituirmela, ma non ci sono mai riusciti, mi sono fatto quasi ammazzare ma non gliel'ho data vinta, ora desidero solo un po' di pace fra le tue braccia". Si discuteva molto. Gli facevo notare che le rapine sono un azzardo eccessivo, che il gioco non vale la candela, piuttosto brucia i soldi, vivi gratis, oppure studiamo modi per guadagnare facendo qualcosa di creativo e di divertente. D'accordo, le banche fanno schifo, ma se rapini una banca quei soldi li devi per forza rimettere in circolo, e poi, cazzo, non ci pensi alle persone che ti hanno sostenuto?... Forse voleva riprendersi quell'ultimo maltolto, ma non si può sanare una ferita di quarant'anni con un fisico minato, con una gamba zoppicante... senza rischiare la pelle! Lo Stato dei ladroni che ci deruba ogni giorno l'esistenza non perdona i ladruncoli che raccolgono le briciole, non ha mai perdonato i ribelli che hanno tentato di ribaltare il tavolo, così lo rinchiusero dentro per l'ennesima volta e proprio sotto le  feste di Natale. Lì per lì ero veramente incazzata, l'avrei preso a schiaffi, ma quando mi telefonò il direttore del carcere per dirmi che era morto la sera di Natale, mi crollò il mondo addosso. Gli dicevo: "Scriverò un romanzo su di te, e lo chiamerò il bandito dai capezzoli rosa, te lo giuro è una cosa solenne, non so se troverò un editore che me lo pubblica, ma su questo titolo vai tranquillo, fa parte di una trilogia assurda che comprende anche cose molto peggiori", ricordo che ne rise tanto, tantissimo, fino a farsi venire il singhiozzo, voglio che rimanga solo questa sua risata bellissima, esplosiva, caustica, psichedelica, che rompeva i muri e arrivava fino alle nuvole, voglio ricordarlo con questa luce negli occhi, che vivrà per sempre, perché un uomo così non può morire, non morirà mai.



mercoledì 11 luglio 2012

Lo Statuto dei Gabbiani di Horst Fantazzini




<< Il paradosso della vicenda di Horst Fantazzini non sta solo nelle cifre della durata della sua carcerazione dal primo arresto nel 1958 al fine pena stabilito intorno al 2017 (la carcerazione più lunga di ogni tempo), ma anche nei costi sociali della repressione messa in atto dallo Stato, “sulle spalle del contribuente” come Horst ha più volte rilevato, costi che sono stati molto maggiori della totalità di tutte le somme da lui prelevate in banca.
Tutto sommato, se la posta in gioco fosse stata il risarcimento delle banche rapinate, sarebbe stato sufficiente imporre al rapinatore misure alternative o sanzioni pecuniarie. Invece lo Stato ha impiegato ogni macchinosa procedura e investito enormi capitali pur di spezzare e di frammentare e infine di seppellire la volontà di un uomo indomabile che stava diventando un pericoloso esempio per i ribelli di ogni tempo. >>
per ordinare copie del libro: 


"Lo statuto dei gabbiani, da Ormai è fatta! alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile", collana banditi senza tempo, pagg. 320, Milieu edizioni, giugno 2012 


Segnalazione su "A rivista anarchica"