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martedì 8 ottobre 2013

19 ottobre * Lo Statuto dei Gabbiani a Fossano


E’ quindi nata l’idea di proporre un’apertura serale mensile rivolta in primis al pubblico degli adulti che, per motivi di lavoro, sono spesso nell’impossibilità di frequentare la biblioteca nel consueto orario di servizio (dalle 14 alle 19 dal lunedì al venerdì e dalle 8.30 alle 12 il mercoledì e dalle 9 alle 12 il sabato). Le tre aperture stabilite costituiscono una sperimentazione che, se valutata positivamente, potrebbe trasformarsi in un appuntamento mensile fisso a partire dal mese di gennaio 2014. La proposta del Dipartimento prevede l’erogazione del servizio a costo zero per l’Amministrazione in quanto le ore straordinarie lavorate dal personale saranno recuperate durante il regolare servizio. Paolo Cortese, Assessore alla Cultura, commenta: “Sento di esprimere la mia riconoscenza  al personale il quale, dando questa disponibilità, consentirà ai cittadini fossanesi di avere un servizio nuovo e un'occasione per allargare l'offerta culturale”. Di seguito le principali iniziative in programma nelle prossime settimane. Sabato 5 ottobre alle 16,15 POMERIGGI FAVOLOSI presenta: BESTIE DI BOSCO, con A. Baschieri e G. Magnani, a cura di Equilibri (Biblioteca Civica). Sabato 19 ottobre alle ore 21.00 nella Sala Barbero del Castello Acaia presentazione del libro di Horst Fantazzini LO STATUTO DEI GABBIANI a cura di Patrizia Diamante. Sabato 19 ottobre alle 16,15 POMERIGGI FAVOLOSI presenta: STORIE IN LIBERTA' UN PO' COSI' UN PO' COSA', con Eva Gomiero, Pierreci Codess Cultura (Biblioteca Civica). Mercoledì 30 ottobre alle 18 nella Sala Barbero del Castello Acaia incontro con Massimo Tallone che presenta il suo ultimo libro: IL DIAVOLO AI GIARDINI CAVOUR. Sabato 9 novembre alle 16,15 POMERIGGI FAVOLOSI presenta: L'UOVO, con Corrado Deri, Erewhon Associazione Culturale (Biblioteca Civica). Martedì 12 novembre, al Cinema Teatro I Portici PROGETTO TEATRO - SCUOLA presenta PIPPI CALZELUNGHE, liberamente ispirato al romanzo di Astrid Lindgren, Teatro d’Aosta. Per la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria I Ciclo. A cura del Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte. Sabato 16 e sabato 23 novembre, dalle 9 alle 12 nella Sala consultazione della Biblioteca Civica CORSO DI GIALLO. Il corso si articola in due incontri di circa tre ore l’uno ed è rivolto a chi vuole approfondire la materia letteraria che ha come finalità la stesura di un giallo / noir. Il corso è gratuito, ma è necessaria la preiscrizione perché i posti sono limitati. Realizzato grazie al contributo della Fondazione CRF. Sabato 30 novembre alle 16,15 POMERIGGI FAVOLOSI presenta IL GRUFFALO', con Lidia Portella, Rufus Teatro (Biblioteca Civica).

sabato 19 gennaio 2013

26 gennaio - I gabbiani volano su Carrara

sabato 26 gennaio: Lo Statuto dei Gabbiani

art.1) I gabbiani sono nati per volare liberi.
E’ l’amore e la gioia di vivere che determina il loro essere sovversivi.

art.5) Con questo articolo si annullano i precedenti quattro ed eventuali futuri articoli, perchè i gabbiani non riconoscono statuti, nè leggi, nè regolamenti, nè forme programmate d’esistenza, all’infuori del loro piacere di volare liberi.Tutto il precostituito e il programmato non fa che limitare e umiliare la vita. 


horst


La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta.
Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003).

sala convegni della biblioteca civica di carrara – piazza Gramsci

ore 17:00 a seguire aperitivo


lunedì 10 dicembre 2012

Una bellissima recensione di Mario Setta

Tra un delinquente e un prete

16 10 2012

di Mario Setta


SULMONA.-“Lo statuto dei gabbiani” (ed. Milieu 2012) è il titolo d’un libro che raccoglie gli scritti e racconta la vita del famoso “bandito gentile” Horst Fantazzini, curato dalla compagna Patrizia Diamante con prefazione di Pino Cacucci. In realtà,  neanche il titolo riesce a dare l’immagine dell’idea di libertà incarnata da Fantazzini. Forse, volendo parafrasare Rousseau, che nel “Contratto sociale” esordisce con l’affermazione “L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene”, Horst Fantazzini, paragonandosi al gabbiano,  nega il concetto stesso di statuto, perché i gabbiani “sono nati per volare liberi e per loro non ci sono statuti, né leggi, né regolamenti” In “Ormai è fatta!”, trasposto nell’omonimo film di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, mentre Horst Fantazzini sta raccontando dettagliatamente la sua evasione dal carcere di Fossano, cita Bernanos de “I grandi cimiteri sotto la luna”, la più lucida e tremenda denuncia contro la guerra civile spagnola. “Io credo inevitabile, in un mondo saturo di menzogna, la rivolta degli ultimi uomini liberi”, scriveva allora Bernanos.
E Fantazzini ne riporta una frase lapidaria: “La minaccia peggiore per la libertà non consiste nel lasciarsela strappare – perché chi se l’è lasciata strappare può sempre riconquistarla – ma nel disimparare ad amarla e nel non capirla più”. Ma è lui stesso a sentirsi in colpa per quello che sta facendo: “Sì, c’è dell’egoismo in quanto sto facendo, ma se le circostanze me lo permetteranno, questo potrebbe anche essere il primo passo d’un cammino più lungo”.Quel cammino, allora immaginato, lo conduce da un carcere all’altro, da un’evasione all’altra: 34 anni da gulag. Come nei racconti della Kolyma di Salamov o le lettere dalle Solovki di Florenskij. Una voglia di libertà frustrata, repressa. Una personalità mai domata, quella di Fantazzini,  fino all’ennesimo ed ultimo tentativo di rapina in banca, quel 19 dicembre 2001, in via Mascarella, a Bologna. E, tre giorni dopo, la morte per aneurisma aortico. A 62 anni. “Nessuno muore mai del tutto finché c’è qualcuno che lo ricorda” ha scritto nella prefazione Pino Cacucci. A me, il ricordo di Horst, è impresso nel sangue.E’ lui stesso a raccontarlo nella lettera, scritta dal carcere di Lecce il 4 ottobre 1975: “Carissimo don Mario, ti sorprenderai senz’altro ricevere una lettera da me dopo un così lungo silenzio, ma il fatto è che oggi ho ricevuto una comunicazione giudiziaria per i fatti dell’anno scorso ed ho visto con sorpresa che tu sei imputato con me. […] Carissimo Mario, da allora ho pensato molto spesso a te, credo che non ti dimenticherò mai. Avrei voluto scriverti ma non l’ho fatto perché compresi che il procuratore era convinto che io e te ci conoscessimo da tempo. Gli era incomprensibile che tra un delinquente e un prete potesse crearsi, in momenti drammatici come quelli, una corrente fatta di simpatia, solidarietà, calore umano. Io ho di te un ricordo bellissimo e io, che non sono credente, vorrei che ce ne fossero tanti di preti come te, sacerdoti che, più che per la bellezza dell’aldilà, sono disposti a battersi affinché il contenuto sociale presente nell’insegnamento del Cristo possa realizzarsi nell’esistenza terrena d’ogni creatura umana. Ciao, Mario. Non volermene troppo per le seccature che ti ho causate. T’abbraccio fraternamente, Horst”.
Nell’evasione di Sulmona, giovedì  9 maggio 1974, ero nella casa parrocchiale che dista circa cento metri dal carcere. Parroco in quelle frazioni, ma schierato con altri sacerdoti italiani a favore della legge dello Stato sul divorzio, il cui referendum avrebbe avuto luogo domenica 12 maggio. Ero stato minacciato dal vescovo di “sospensione a divinis”, cosa che avvenne qualche tempo dopo. Stavo battendo  a macchina il programma di terza media per i lavoratori che frequentavano il corso serale di preparazione agli esami. La porta della canonica era sempre aperta. Horst salì le scale, si presentò sull’uscio della stanza dove scrivevo, richiamato dai colpi sulla tastiera. Puntò contro di me la pistola. Restammo per alcuni minuti in silenzio.  Soli. Mi disse: “Ce l’ho fatta anche qui”. Un carcere, dove un’evasione sembrava inconcepibile. Vide un poster di Gramsci, lesse i nomi di Silone, Brecht, Remarque, Levi, don Milani, ecc.  Si sentiva a suo agio. Parlammo da amici. Non da prete a delinquente, ma da fratello a fratello, come nell’incontro tra Jean Valjean e il vescovo Myriel ne “I Miserabili” di Victor Hugo. Capivo che, accanto a me, quasi coetaneo, non c’era un uomo in giubbotto con pistola, ma un profondo innamorato della libertà. Di quella libertà da tutte le catene, che negano e distruggono la dignità della persona umana.