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giovedì 21 novembre 2013

Meglio libri che male accompagnati. Milieu a Scighera MILANO 29 novembre - 1 dicembre

Cosa c'è meglio di un libro?

In Scighera, con la collaborazione di Edizioni Elèuthera, si apre la prima edizione di una fiera per incontrare il meglio degli editori indipendenti, case editrici che si muovono fuori dalla logica dello stretto guadagno commerciale e scelgono i titoli da pubblicare rispettando quello in cui credono e che reputano bello e importante.
Si comincia venerdì sera 29 novembre con un concerto di DJ Malatesta e Drowning Dog, per proseguire sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre (dalle 14.00 in poi) con l'esposizione delle case editrici insieme a presentazioni, readings e musica. E naturalmente i vini della Scighera e incursioni culinarie della Locanda dell'Assurdo.
Sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre sarà possibile acquistare tessera arci 2013 al prezzo di costo (5,00 €) e quella 2014 con un buono di 2,00€ per l'acquisto di un libro in Fiera.
Meglio libri insomma (che male accompagnati!).






PROGRAMMA





venerdì 24 maggio 2013

Horst Fantazzini a Gorizia

Sul cartellone di «èStoria» (il Festival internazionale della storia di Gorizia, che giunge quest'anno alla sua nona edizione; pagato con i soldi pubblici, anche si dice che manchino) c'è la parola «banditi». È di loro, dei fuori e dei senza legge, che gli storici convenuti a Gorizia da mezzo mondo dibatteranno per tutto il weekend, dal 24 al 26 maggio. Ai banditi gli storici non hanno mai prestato grande attenzione: Robin Hood, se anche fosse un personaggio storico, e non lo è, continuerebbe a essere pane per autori di feuilleton storici e non materiale storico, per sua natura più nobile. Metà giornalista, metà romanziere, Alexandre Dumas père fu autore d'un Robin Hood e s'occupò anche di camorra subito dopo l'Unità italiana, quando diresse a Napoli un foglio garibaldino, L'indipendente (La camorra e altre storie di briganti, Donzelli 2013, pp. 319, 30,00 euro).A parte il marxista inglese Eric Hobsbwam, l'autore del Secolo breve, che, ai fuorilegge, dedicò una raccolta di saggi, I banditi. Il banditismo sociale nell'età moderna, Einaudi 2002, pp. 224, 18,00 euro, è raro che gli storici si occupino dei criminali e delle loro imprese. Di banditi parlano in prevalenza sociologi e giornalisti, i primi con freddezza da entomologi, i secondi per esaltarne le imprese o per biasimarne i costumi (dipende dall'occasione, dalla temperie culturale). Oggi molti storici di professione si occupano tuttavia di mafie, e, in particolare, di mafia siciliana, che in Occidente figura, credo a buon titolo, come la madre di tutte le organizzazioni criminali. Gli storici hanno scritto libri importanti sulle mafie, per esempio Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana e Onorate società, due libri dello storico inglese John Dickie (pubblicati entrambi da Laterza, 2005 e 2011) di cui consiglio a tutti la lettura (sono pieni di fatti, poche le prediche, e per di più sono scritti bene).Ma per capire lo spirito della mafia siciliana, e per apprezzarne inoltre l'inquietante dimensione politica, resta insostituibile la lettura del Giorno della civetta di Leonardo Sciascia e la visione del Padrino di Francis Ford Coppola, film che merita di figurare nelle bibliografie dei manuali di storia delle dottrine politiche, a fianco del Principe di Machiavelli. A Gorizia, nei prossimi tre giorni, parleranno David Abulafia e Alessandro Barbero, Giorgio Dell'Arti e Alan Knight, Edward Luttwak e Alessandro Marzo Magno. Cioè storici e giornalisti, persino qualche romanziere. Niente banditi, però. Consiglio, a chi voglia ascoltare anche le loro opinioni in tema di banditismo, i titoli che escono nelle edizioni il Milieu di Milano: biografie e autobiografie di banditi, Horst Fantazzini, Francis Turatello, il rapinatore sardomeneghino Ezio Barbieri, il terrorista Cecco Bellosi. Sono libri seri e, a loro modo, preziosi, che restituiscono al banditismo una dimensione, non diciamo umana (è impossibile) ma per dir così «prespettacolare»: la dimensione che avevano un tempo nelle pagine di cronaca nera, prima che l'ideologia facesse della cronaca nera (è poi di questo che si occupano il Fatto e Micromega, mica di filosofia morale) una passerella di vanità giornalistiche.Immagino che a Gorizia, da domani a domenica, si daranno esempi di tutte le possibili letture del fenomeno: banditi come casi clinici, banditi per caso, banditi per colpa, ma anche banditi come icone di libertà. C'è infatti il sogno e l'incubo di un'altra vita nelle imprese del milieu, nei «colpi», nel rififì.

http://www.estoria.it/

mercoledì 20 marzo 2013

Il Cattivo Festival racconta le "prigioni". Al Teatrofficina refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione. 21 marzo Lo statuto dei gabbiani di Horst Fantazzini


Il Cattivo Festival racconta le "prigioni" Al TeatrOfficina Refugio una rassegna che entra nel mondo degli ospedali psichiatrici, del carcere e della discriminazione. Il Tirreno 20 marzo 2013. A LIVORNO Cattivo non è il contrario di buono. Cattivo è "prigioniero". Il TeatrOfficina Refugio dedica quattro giorni agli stati di prigionia e alle possibili "liberazioni" ospitando sugli scali veneziani autori, attivisti, teatranti e musicisti che metteranno in scena "Cattivo Festival", la nuova rassegna del mese di marzo che parte oggi per chiudersi sabato 23 (sempre dalle 18 all'una). In esposizione permanente - come comunicano gli organizzatori - le testimonianze fotografiche del progetto teatrale 'Muri", realizzato all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. A conclusione di ogni serata "suoni ribelli", un'ora di beat italiano selezionato da dj Crunch e dj Clau, visioni a cura del collettivo del teatro. Il significato etimologico della parola cattivo risale al latino, captivus, ossia prigioniero, catturato in guerra e ridotto in schiavitù. «Le forme della cattività - scrivono dallo spazio sugli Scali del Refugio - investono il quotidiano. Non solo esistono forme di prigionia in carceri vecchi e nuovi (dagli ospedali psichiatrici ai centri di detenzione per i migranti), ma ma sono da considerarsi, situazioni di prigionia tutti i contesti legati alle condizioni delle donne, del lavoro, dell'educazione». Il Cattivo festival si apre oggi con due proiezioni, alle 21.30 e alle ore 22.30, presentando "White bear": secondo episodio della seconda stagione della serie televisiva Britannica firmata da Charlie Brooker "Black Mirror" e "Hunger". Hunger, film del 2008 premiato a Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici nel carcere di Long Kesh, nell'Irlanda del Nord. Protagonista Bobby Sands, che per ottenere il ricoscimento di prigionieri politici per i membri dell'Ira organizza uno sciopero della fame in cui perderà la vita. Domani, invece, il teatro ospita in compagnia di Pardo Fornaciari, "Pralina" Diamante, curatrice dell'opera "Lo statuto dei gabbiani": da "Ormai è fatta!" alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile Horst Fantazzini L'opera raccoglie in forma integrale saggi, lettere, poesie e racconti della "primula rossa", rapinatore in bicicletta, militante anarchico, che non ha mai smesso di lottare per l'uguaglianza sociale. La sera andrà in scena "Io non sono lei", performance teatrale di e con Francesca Sarte-anesi della compagnia "Gli Omini": una donna e il suo doppio tra cure e gabbie far-macologiche. Dramma di solitudine e incomprensione ispirato a una storia vera, nato dall'incontro reale dell'attrice con una donna settantenne, una figura silenziosa dall'esistenza intricata che viene indagata da un occhio scrupoloso negli attimi della sua esperienza con la psichiatria. In collaborazione con il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e la cooperativa "Sensibili alle foglie", sarà presentata venerdì alle 18 la proposta "Liberi dall'ergastolo", un progetto per costruire gli strumenti per liberare la parola di chi è recluso, nato da un viaggio verso il cimitero degli ergastolani dell'isola di Santo Stefano, nel quadro dell'iniziativa "Porta un fiore per l'abolizione dell'ergastolo". Il pomeriggio prosegue con "Le ali dipinte", un libro di Simona Musolino, pubblicato dalla libreria di "Sensibili alle foglie": una testimonianza di marginalità al femminile. La sera ancora una performance teatrale: il palco ospita la compagnia Gogmagog, gruppo di ricerca e sperimentazione nato nel 1998, residente al Teatro Studio di Scandicci. In occasione del "Cattivo Festival" presenta "Follia morale", spettacolo ispirato al libro "Corrispondenza negata", epistolario dalla nave dei folli che raccoglie un centinaio di lettere scritte dagli internati al manicomio di Volterra tra il 1889 e 1970. Lettere che, insieme ad altre centinaia, non sono mai uscite dagli archivi del manicomio. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Emiliano Terreni, Tommaso Taddei e Carlo Salvador. Infine sabato alle 19 sarà l'occasione per incontrare gli autori del progetto teatrale "Muri", nato nel 2011 con l'intento di sviluppare la teatralità umana in un'istituzione come l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.
Saranno presentate le opere fotografiche, in esposizione permanente, e i video del laboratorio teatrale e dello spettacolo organizzato all'interno dell'istituto lo scorso 20 giugno, con la collaborazione del cantautore Bobo Rondelli. Il Festival si chiude con il concerto acustico di Alessandro Danelli e Nicola Toscano, voce e chitarra degli Les Anarchistes, progetto musicale attivo dal 2001, intrapreso da Nicola Toscano e Max Guerriero insieme ad alcuni musicisti e cantanti provenienti dal nord della Toscana a dal sud della Liguria, in particolare da Carrara. Definiti "intellettuali che attingono dalla strada", rielaborano canti popolari della tradizione anarchica locale e nazionale, per offrire, scrivono gli organizzatori, «un'ulteriore presa di coscienza delle oppressioni di cui si nutre la società, riflettendo sui luoghi di reclusione come metafora della società moderna». Il concerto sarà aperto alle 22 dalla band folk - blues labronica degli "Stato Brado", che ad aprile presenteranno il loro primo disco.

mercoledì 13 marzo 2013

Lo statuto dei gabbiani al Teatrofficina Refugio - Livorno



La vita avventurosa di Horst Fantazzini sembra scritta per diventare leggenda. Nato in Germania nel 1939, ha fatto la sua prima rapina appena diciottenne nei dintorni di Bologna, armato di una pistola giocattolo. Un gesto che gli è valso presto l’etichetta di “bandito gentile” che, insieme ai soprannomi “primula rossa” e “rapinatore in bicicletta”, accompagneranno una vita in cui Horst ha svaligiato le banche di mezza Europa senza mai smettere, in qualità di militante anarchico, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza sociale. Protagonista nel 1973 di un clamoroso tentativo di evasione dal carcere di Fossano, ha dedicato a quell’esperienza un famoso testo letterario, Ormai è fatta! (diventato un film con Stefano Accorsi), che testimonia anche della grande forza narrativa trasfusa da Fantazzini nei suoi scritti, raccolti per la prima volta in forma integrale in questo volume: saggi, lettere, poesie e racconti. Un omaggio a Horst Fantazzini a più di dieci anni della sua morte, avvenuta a Bologna nel Natale del 2001, a pochi giorni dall’arresto dopo un’ultima tentata rapina in bicicletta. Presenterà il libro “Pralina” Diamante, curatrice del volume, animatrice del comitato per la semilibertà di Horst Fantazzini, curatrice dell’archivio digitale delle sue opere (www.horstfantazzini.net) e sua compagna di vita. Pittrice e scrittrice, tra le sue opere il romanzo “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” (Stampa Alternativa 2003)

PRESENTAZIONE 21 MARZO ore 19 CATTIVO FESTIVAL TEATROFFICINA REFUGIO Scali del Refugio 8 LIVORNO - LO STATUTO DEI GABBIANI ed. Milieu - presenterà il libro 'Pralina' Diamante.

giovedì 7 marzo 2013

Lo statuto dei gabbiani di Horst Fantazzini al Microfestival Lo S/Cattivo di Livorno e al Leningrad Cafè di Pisa

lunedì 10 dicembre 2012

Una bellissima recensione di Mario Setta

Tra un delinquente e un prete

16 10 2012

di Mario Setta


SULMONA.-“Lo statuto dei gabbiani” (ed. Milieu 2012) è il titolo d’un libro che raccoglie gli scritti e racconta la vita del famoso “bandito gentile” Horst Fantazzini, curato dalla compagna Patrizia Diamante con prefazione di Pino Cacucci. In realtà,  neanche il titolo riesce a dare l’immagine dell’idea di libertà incarnata da Fantazzini. Forse, volendo parafrasare Rousseau, che nel “Contratto sociale” esordisce con l’affermazione “L’uomo è nato libero, ma dovunque è in catene”, Horst Fantazzini, paragonandosi al gabbiano,  nega il concetto stesso di statuto, perché i gabbiani “sono nati per volare liberi e per loro non ci sono statuti, né leggi, né regolamenti” In “Ormai è fatta!”, trasposto nell’omonimo film di Enzo Monteleone con Stefano Accorsi, mentre Horst Fantazzini sta raccontando dettagliatamente la sua evasione dal carcere di Fossano, cita Bernanos de “I grandi cimiteri sotto la luna”, la più lucida e tremenda denuncia contro la guerra civile spagnola. “Io credo inevitabile, in un mondo saturo di menzogna, la rivolta degli ultimi uomini liberi”, scriveva allora Bernanos.
E Fantazzini ne riporta una frase lapidaria: “La minaccia peggiore per la libertà non consiste nel lasciarsela strappare – perché chi se l’è lasciata strappare può sempre riconquistarla – ma nel disimparare ad amarla e nel non capirla più”. Ma è lui stesso a sentirsi in colpa per quello che sta facendo: “Sì, c’è dell’egoismo in quanto sto facendo, ma se le circostanze me lo permetteranno, questo potrebbe anche essere il primo passo d’un cammino più lungo”.Quel cammino, allora immaginato, lo conduce da un carcere all’altro, da un’evasione all’altra: 34 anni da gulag. Come nei racconti della Kolyma di Salamov o le lettere dalle Solovki di Florenskij. Una voglia di libertà frustrata, repressa. Una personalità mai domata, quella di Fantazzini,  fino all’ennesimo ed ultimo tentativo di rapina in banca, quel 19 dicembre 2001, in via Mascarella, a Bologna. E, tre giorni dopo, la morte per aneurisma aortico. A 62 anni. “Nessuno muore mai del tutto finché c’è qualcuno che lo ricorda” ha scritto nella prefazione Pino Cacucci. A me, il ricordo di Horst, è impresso nel sangue.E’ lui stesso a raccontarlo nella lettera, scritta dal carcere di Lecce il 4 ottobre 1975: “Carissimo don Mario, ti sorprenderai senz’altro ricevere una lettera da me dopo un così lungo silenzio, ma il fatto è che oggi ho ricevuto una comunicazione giudiziaria per i fatti dell’anno scorso ed ho visto con sorpresa che tu sei imputato con me. […] Carissimo Mario, da allora ho pensato molto spesso a te, credo che non ti dimenticherò mai. Avrei voluto scriverti ma non l’ho fatto perché compresi che il procuratore era convinto che io e te ci conoscessimo da tempo. Gli era incomprensibile che tra un delinquente e un prete potesse crearsi, in momenti drammatici come quelli, una corrente fatta di simpatia, solidarietà, calore umano. Io ho di te un ricordo bellissimo e io, che non sono credente, vorrei che ce ne fossero tanti di preti come te, sacerdoti che, più che per la bellezza dell’aldilà, sono disposti a battersi affinché il contenuto sociale presente nell’insegnamento del Cristo possa realizzarsi nell’esistenza terrena d’ogni creatura umana. Ciao, Mario. Non volermene troppo per le seccature che ti ho causate. T’abbraccio fraternamente, Horst”.
Nell’evasione di Sulmona, giovedì  9 maggio 1974, ero nella casa parrocchiale che dista circa cento metri dal carcere. Parroco in quelle frazioni, ma schierato con altri sacerdoti italiani a favore della legge dello Stato sul divorzio, il cui referendum avrebbe avuto luogo domenica 12 maggio. Ero stato minacciato dal vescovo di “sospensione a divinis”, cosa che avvenne qualche tempo dopo. Stavo battendo  a macchina il programma di terza media per i lavoratori che frequentavano il corso serale di preparazione agli esami. La porta della canonica era sempre aperta. Horst salì le scale, si presentò sull’uscio della stanza dove scrivevo, richiamato dai colpi sulla tastiera. Puntò contro di me la pistola. Restammo per alcuni minuti in silenzio.  Soli. Mi disse: “Ce l’ho fatta anche qui”. Un carcere, dove un’evasione sembrava inconcepibile. Vide un poster di Gramsci, lesse i nomi di Silone, Brecht, Remarque, Levi, don Milani, ecc.  Si sentiva a suo agio. Parlammo da amici. Non da prete a delinquente, ma da fratello a fratello, come nell’incontro tra Jean Valjean e il vescovo Myriel ne “I Miserabili” di Victor Hugo. Capivo che, accanto a me, quasi coetaneo, non c’era un uomo in giubbotto con pistola, ma un profondo innamorato della libertà. Di quella libertà da tutte le catene, che negano e distruggono la dignità della persona umana.

martedì 23 ottobre 2012

Arcore - 4 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Blob

Arcore (Milano)

2 commenti:


Bergamo - 3 novembre presentazione de Lo statuto dei gabbiani al Circolo Underground

Bergamo



mercoledì 11 luglio 2012

Lo Statuto dei Gabbiani di Horst Fantazzini




<< Il paradosso della vicenda di Horst Fantazzini non sta solo nelle cifre della durata della sua carcerazione dal primo arresto nel 1958 al fine pena stabilito intorno al 2017 (la carcerazione più lunga di ogni tempo), ma anche nei costi sociali della repressione messa in atto dallo Stato, “sulle spalle del contribuente” come Horst ha più volte rilevato, costi che sono stati molto maggiori della totalità di tutte le somme da lui prelevate in banca.
Tutto sommato, se la posta in gioco fosse stata il risarcimento delle banche rapinate, sarebbe stato sufficiente imporre al rapinatore misure alternative o sanzioni pecuniarie. Invece lo Stato ha impiegato ogni macchinosa procedura e investito enormi capitali pur di spezzare e di frammentare e infine di seppellire la volontà di un uomo indomabile che stava diventando un pericoloso esempio per i ribelli di ogni tempo. >>
per ordinare copie del libro: 


"Lo statuto dei gabbiani, da Ormai è fatta! alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile", collana banditi senza tempo, pagg. 320, Milieu edizioni, giugno 2012 


Segnalazione su "A rivista anarchica"